TRA ARTE, NATURA E BELLEZZA. L’INAUGURAZIONE DEL FESTIVAL CINEMATOGRAFICO DEL GRAN PARADISO

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Il Festival Cinematografico del Gran Paradiso, dedicato al cinema naturalistico, è una bellissima manifestazione, che unisce la forza del cinema e delle immagini con le meraviglie della natura e la scoperta della sua magia.

Ho uno splendido ricordo della mia partecipazione alla scorsa edizione e quest’anno ho deciso di tornare qui, nel bellissimo Parco del Gran Paradiso perché l’edizione di quest’anno del Festival è dedicata ad un tema a me particolarmente caro: la scelta.
Esso riguarda, secondo me, il modo in cui noi, uomini del nostro tempo, ci confrontiamo con la nostra vita, con gli altri esseri viventi e con la Terra, verso cui dovremmo avere certamente maggior cura e rispetto.

D’altro canto, è lo stesso Papa Francesco, nella sua enciclica “Laudato si’”, a ricordarci che l’umanità ha “saccheggiato” troppo a lungo il pianeta ed ora c’è bisogno di una “conversione ecologica”, per ritrovare il giusto rapporto di integrità e fratellanza con la natura.

Occupandomi di ambiente tutti i giorni non posso che condividere l’idea che ogni minimo comportamento individuale contribuisca a co-determinare l’esito generale e che quindi la singola scelta individuale -ad esempio su cosa mangiare, come muoversi, cosa fare dei propri rifiuti, etc- possa essere importante in termini di equilibrio Uomo-Natura.
E’ per questa ragione che ho accettato con piacere l’invito al GPFF, convinta che sia molto intelligente utilizzare uno strumento di comunicazione potente e affascinante come il cinema per ragionare insieme sull’importanza di preservare le meraviglie del Creato, sensibilizzando il pubblico al rispetto dell’ambiente.

Credo infatti che la bellezza e la potenza delle immagini dei film in concorso, assieme al potere attrattivo di un evento mediaticamente così coinvolgente come un Festival, potranno fare molto per attirare l’attenzione sull’ambiente e sull’urgenza di orientare i nostri stili di vita in un senso più sostenibile.

 

LA RIFORMA DELLA LEGGE SUI PARCHI

Trovandomi in questa cornice ideale del Parco Nazionale del Gran Paradiso, vorrei dedicare alcune brevi riflessioni al tema del DDL Parchi, attualmente all’esame del Parlamento.

Noi italiani siamo fortunati: viviamo in un Paese meraviglioso, dal punto di vista storico-culturale e naturalistico. La sfida che abbiamo di fronte è quella di riuscire a valorizzare tutta questa ricchezza, questo patrimonio straordinario che molti paesi europei ci invidiano e che abbiamo l’obbligo di preservare per le generazioni future. L’insieme delle 871 delle aree protette raggiunge una superficie pari al 10,5% del territorio nazionale, per un totale di oltre 3milioni di ettari a terra, 2.850.000 ettari a mare e 658 chilometri di coste. A queste aree vanno aggiunti anche gli oltre 2500 siti della rete “Natura 2000”, che coprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e quasi il 4% di quello marino .

Si tratta di un tesoro che si è andato accumulando nel tempo, a partire dagli anni ’20 del ‘900, fondato su presupposti diversi da quelli odierni. Qui ne abbiamo una testimonianza esemplare, con il Parco del Gran Paradiso istituito nel 1922 con un regio decreto con finalità fortemente protezionistiche senza il consenso delle popolazioni. Il risultato è che per tanti decenni il Parco è stato visto dagli abitanti come un vincolo imposto, un limite alle loro attività agricole e zootecniche. A partire dal 1980, però, con l’apertura del primo centro visita a Noasca, è iniziata un’inversione di tendenza dell’atteggiamento dei residenti che sempre più si sono resi conto dell’importanza del capitale naturale del Parco, generatore di ricchezza attraverso il turismo ed altre attività del terziario.

L’idea di un parco come territorio da recintare e isolare per preservarlo “indisturbato” è stata quindi superata e oggi bisogna considerare che nel territorio protetto convivono interessi nazionali e locali, ambientali, naturalistici e paesaggistici, scientifici, produttivi, pubblici e privati, in una gerarchia che vede comunque al primo posto l’interesse ambientale.

I Parchi sono stati quindi, negli ultimi anni, al centro di una grande riflessione comune, che ha prodotto una legge di riforma attualmente in Parlamento, all’esame del Senato, dopo aver avuto già l’approvazione da parte della Camera.
Grazie a questo disegno di legge (“Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette”), i Parchi nazionali, quelli regionali e le aree marine protette potranno fare un decisivo salto di qualità, in termini di valorizzazione, gestione della governance, risorse a disposizione, etc.

L’obiettivo della riforma è rendere infatti le aree protette un modello di sviluppo per l’intero Paese, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e della biodiversità con la buona economia, sostenibile e a misura d’uomo.

Tra le innovazioni più qualificanti del testo attualmente in esame ci sono :
– la reintroduzione del piano triennale di programmazione finanziato con 30 milioni di euro per i prossimi tre anni;
– il divieto di nuove trivellazioni petrolifere nei parchi;
– l’inasprimento delle sanzioni per illeciti compiuti nei parchi;
– misure volte ad una maggiore tutela della biodiversità e della gestione della fauna;
– l’efficientamento del sistema di governance, relativamente alla nomina di presidenti e direttori generali e all’ingresso nei consigli direttivi degli enti parco nazionali di una quota di rappresentanza delle associazioni scientifiche, degli agricoltori o dei pescatori, per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità;
– la rappresentanza di genere negli organi di governo: una misura importante per riequilibrare la presenza femminile, considerando che oggi nei 23 Parchi nazionali solo un presidente e due direttori sono donne, mentre su 230 membri dei consigli direttivi solo 14 sono donne, appena il 6%;
– l’ottimizzazione di un sistema di royalties che mira a trarre valore economico dall’utilizzo privato delle risorse a beneficio della collettività (royalties su attività di imbottigliamento delle acque minerali ed estrazione di idrocarburi).

Le aree protette possono diventare inoltre luoghi di sperimentazione di innovative attività economiche ecocompatibili. Penso, ad esempio, alle sinergie che possono attivarsi tra progetti di agroeconomia e bioedilizia, in un’ottica di economia circolare. L’idea è quella di riutilizzare gli scarti delle coltivazioni sostenibili come materiali da costruzione organici. Penso, inoltre, alle attività socio-educative rivolte ai più giovani, all’artigianato rurale di qualità, alla valorizzazione delle tipicità enogastronomiche locali o al turismo natura.

Quest’ultimo in particolare può divenire un fattore importante di benessere, capace di coniugare tutela del territorio e sviluppo. Il turismo natura (escursionismo, trekking, cicloturismo), caratterizzato da un  turista che è un consumatore di aree verdi e la cui motivazione principale alla vacanza è costituita dal godimento della natura e delle culture tradizionali, registra una crescita significativa in tutto il mondo, e non a caso il 2017 è stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale del Turismo Sostenibile.

In Italia, le strutture ricettive ufficiali dei parchi nazionali e regionali, distribuite in più di 500 comuni, hanno registrato -secondo i dati più recenti a disposizione (2015)- più di 104 milioni di presenze, tra italiani e stranieri (dati ISTAT pubblicati nel 13° Rapporto Turismo Natura ). Per fare un esempio vicino a noi, basti dire che, secondo l’Atlante socio-economico delle aree protette italiane a cura del Ministero dell’Ambiente e Unioncamere, il Parco del Gran Paradiso accoglie ogni anno più di 300.000 turisti, avendo una popolazione residente inferiore alle 7.000 unità .

Incentivare il turismo ambientale significa allora creare valore e al contempo abituare le giovani generazioni all’amore per la natura, radicando sempre più nella mentalità, nell’atteggiamento e nell’agire degli operatori e dei fruitori il rispetto della natura quale condizione necessaria per assicurare nel tempo la redditività delle attività turistiche e la continuità del turismo stesso.

Sono convinta dunque che dal dialogo costruttivo tra istituzioni e comunità locali, associazioni, tecnici e amministratori dei parchi, possa davvero nascere un rilancio di tutte le aree protette, patrimonio imprescindibile di natura, bellezza e vita, di cui tutti dobbiamo sentirci orgogliosi e della cui tutela tutti dobbiamo sentirci responsabili, nell’interesse nostro e dei cittadini di domani.