Area Civica si presenta a Padova

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Presentata oggi in conferenza stampa la lista Area Civica per Sergio Giordani Sindaco. Una proposta politica che coinvolge tante persone di buon senso, diverse per cultura ed esperienza politica, riunite attorno a questo progetto civico che mira a dare un contributo importante alla candidatura di Sergio Giordani a sindaco della città di Padova.

Ci unisce il cuore, l’amore per la nostra città che vogliamo contribuire a rendere più bella e ricca, valorizzando i beni comuni che abbiamo, a cominciare dalla bellezza che ci circonda e dalla fiducia in noi stessi.

Di seguito la rassegna stampa relativa all’evento:

Il sito internet della lista area civica

La pagina facebook della lista area civica

G7 AMBIENTE: SVILUPPO SOSTENIBILE POSSIBILE DALL’UNIONE TRA PMI E FINANZA GREEN

intervista tgr veneto
Clicca sulla foto per guardare il servizio andato in onda al TGR Veneto del 5 aprile ore 14 (dal minuto 5:23)

Stamattina, nello splendido Palazzo Labia di Venezia, ho portato il mio saluto ai rappresentanti del G7 ambiente impegnati nel discutere un tema molto importante ed attuale: il ruolo della finanza green per le PMI. Soprattutto in Paesi come il nostro, infatti, in cui il tessuto produttivo è composto da una moltitudine di imprese di dimensioni ridotte, gli strumenti di finanza verde potrebbero rappresentare un solido volano di sviluppo sostenibile.

L’incontro si è svolto nella meravigliosa Venezia, simbolo di bellezza, di storia e della capacità dell’uomo di immaginare una città che è un vero e proprio miracolo. Una città “quasi” impossibile, realizzata attraverso l’impegno e l’ingegno umano in un luogo dove nessuno fino al momento della sua costruzione aveva pensato di poter creare un centro abitato: in mezzo ad una laguna.
Chi conosce un po’ la storia della nostra regione, il Veneto, sa che lo stesso spirito di intraprendenza e voglia di fare infonde le tantissime attività imprenditoriali del territorio. A partire dagli anni ’60 del boom economico, il Veneto è stato la culla di quell’operosità e di quella capacità di innovare che tanto benessere ha dato a tutto il Nord Est italiano. Pur nelle difficoltà derivanti dalla pesante crisi economica appena trascorsa, il Veneto è oggi la patria delle PMI con 150.000 imprese, terza regione italiana per invio di richieste di brevetti all’Ufficio europeo di Monaco di Baviera e nella top five delle regioni per numero di start up innovative, non solo in campo digitale ma anche, ad esempio, in quello industriale e agroalimentare.

Non è un caso, quindi, se proprio Venezia sia stata scelta come sede per questa riunione che affronta il tema del rapporto tra PMI e finanza verde, un “matrimonio” giovane ma che è destinato certamente a dare frutti importanti. Sono proprio le PMI, infatti, che numericamente rappresentano l’assoluta maggioranza del tessuto produttivo italiano (95%), che possono trovare il miglior giovamento dall’utilizzo di prodotti finanziari green modulati secondo le loro esigenze.

L’incontro odierno, inserito nel prestigioso contesto del G7 Ambiente, giunge dopo un percorso virtuoso che ha visto il Ministero dell’Ambiente promotore di due progettualità importanti. Il primo è un progetto pilota del Ministero nato nel 2012 per sperimentare su vasta scala le metodologie di misurazione delle prestazioni ambientali legate alle attività produttive, attuato su base volontaria attraverso specifici accordi. Il progetto del Ministero dell’Ambiente coinvolge oggi più di 200 soggetti tra aziende, università ed enti locali e punta a sostenere e valorizzare l’attuazione di tecnologie a basse emissioni, le migliori pratiche nei processi di produzione e nell’intero ciclo di vita dei prodotti e servizi in coerenza con le indicazioni dei summit di Parigi e Marrakech, che hanno evidenziato la necessità di migliorare le produzioni in termini di impatto sull’ambiente. Gli accordi volontari sottoscritti dal Ministero prevedono l’impegno da parte delle aziende firmatarie, a condurre l’analisi e la contabilizzazione delle emissioni di CO2 equivalenti, prodotte nel ciclo di vita dei prodotti o servizi, al fine di una loro riduzione attraverso misure di efficientamento.
Il secondo progetto, riguarda l’accordo di collaborazione sottoscritto dal Ministero dell’Ambiente e l’UNEP a margine dell’incontro dello scorso 6 febbraio presso la sede della Banca d’Italia per la presentazione del Rapporto del Dialogo Nazionale dell’Italia per la finanza sostenibile. L’accordo siglato mira a: (a) costruire la resilienza dei paesi ai cambiamenti climatici con approcci ecosistemici; (b) promuovere il trasferimento e l’uso di tecnologie per le fonti rinnovabili e l’efficienza energetica per uno sviluppo a basso contenuto di emissioni; (c) sostenere la pianificazione e l’attuazione di iniziative per ridurre le emissioni dovute alla deforestazione e alla degradazione delle foreste.

La presentazione del Rapporto del Dialogo Nazionale, che ha riunito allo stesso tavolo il ministro dell’economia Padoan, il ministro dell’ambiente Galletti e il governatore della banca d’Italia Visco, è un documento basilare che ha sancito il punto d’inizio formale di una riflessione condivisa da tutte le istituzioni coinvolte sulla necessità strategica di orientare il sistema finanziario italiano verso un modello di sviluppo più sostenibile, che integri al suo interno i fattori ambientali, sociali e di buon governo societario come generatori di valore e di futuro. La finanza e l’economia verde, infatti, potranno contemporaneamente tutelare la qualità del nostro ambiente ma anche contribuire alla ristrutturazione del nostro sistema economico, attivando nuove tecnologie più efficienti dal punto di vista energetico ed ambientale, riducendo nel contempo gli sprechi di energia e materie prime e creando nuovi settori economici, nuove imprese e nuove professionalità, dando sbocchi al talento spesso inutilizzato dei nostri migliori giovani.

L’attenzione politica al tema è molto alta. Il governo vuole assumere il ruolo di motore di questo cambiamento, agendo sulle leve della finanza pubblica. L’obiettivo è quello di orientare i mercati, sapendo tuttavia che i veri risultati arriveranno solo con l’apporto dei capitali richiesti dal settore privato.
Per vincere questa sfida occorre l’impegno di tutti, c’è bisogno di dar vita ad un dialogo costruttivo tra istituzioni, operatori finanziari ed imprese. Se vero infatti che le PMI sono le imprese più reattive è anche vero che esse sono le più difficili da raggiungere, perché spesso al loro interno manca una cultura finanziaria di alto livello e l’abitudine ad usare tutti gli strumenti di finanziamento a disposizione sul mercato.

Per imprimere questo cambiamento occorre cominciare ad adottare una visione sistemica, imparando a percepire e considerare gli effetti di un’operazione anche a medio-lungo termine. Un limite della finanza tradizionale di oggi è infatti quello di ragionare troppo sul breve termine, come avviene ad esempio nelle transazioni ad alta frequenza (high frequency trading), in cui l’orizzonte temporale dell’investimento è di pochi millesimi di secondo.
Non attribuire il costo delle esternalità ambientali, però, può rovesciare il profilo di rischio/rendimento di un’operazione in termini di valore e sostenibilità, consegnando ai nostri figli un mondo impazzito e compromesso sotto il profilo ambientale. La finanza green, in questo senso, può rappresentare un’opportunità importante da cogliere subito per passare dai problemi alle soluzioni.

KEEP CLEAN AND RUN 2017. DAL VESUVIO PARTE LA CORSA PIU’ VERDE DEL MONDO

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“Pulisci e Corri” arriva felicemente alla terza edizione. È un bellissimo traguardo per tutti noi, appassionati di sport e di ambiente. È anche la conferma di come l’intuizione di Roberto Cavallo e “soci” sia stata lungimirante, capace di cogliere e di anticipare lo spirito dei tempi, caratterizzato da una visione green in tutti gli aspetti della vita, dalla politica all’economia, dallo sport all’educazione.

Quest’anno la corsa approda nel Sud Italia, con partenza dal Vesuvio ed arrivo sull’Etna, passando per Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. La manifestazione attraverserà un territorio bellissimo, culla di civiltà intramontabili, un pezzo d’Italia in cui convivono eccellenze e criticità, esempi di buon governo e criminalità.
Sul fronte della gestione dei rifiuti, l’Italia registra un costante aumento nel riciclaggio e compostaggio e una diminuzione del conferimento in discarica di rifiuti urbani. Ma il dato varia considerevolmente nelle diverse regioni, con risultati in media più positivi al nord rispetto al sud. Così la sfida che abbiamo di fronte è quella di aumentare i tassi di riciclaggio nelle regioni meno virtuose, le cui inefficienze continuano a causare infrazioni e pesanti multe a livello europeo.

Credo sia importante riconoscere questa spiacevole realtà, sapendo però che essa è assolutamente superabile con lo sforzo di tutti: delle amministrazioni pubbliche che hanno la responsabilità della governance dei rifiuti, e dei cittadini, che devono diventare più consapevoli adottando comportamenti virtuosi e stili di vita eco-sostenibili.

Il Ministero è lieto, quindi, di continuare a sostenere questa manifestazione -frutto di impegno, passione e creatività- che sensibilizza contro l’abbandono dei rifiuti, promuovendo una doverosa sensibilità ecologica. Un modello vincente e divertente di fare educazione ambientale, il cui mix di sport, coscienza ambientale e paesaggi mozzafiato attira migliaia di appassionati, coinvolgendo a tutti i livelli le comunità locali che attraversa, dalle scuole ai sindaci, dagli imprenditori alle famiglie.

La forza di Keep Clean and Run è quella di unire due concetti che ci stanno molto a cuore: una vita sana che preveda la pratica sportiva unita ad atteggiamenti responsabili e sostenibili. Questo dobbiamo insegnare ai nostri figli, dando per primi noi il buon esempio.
Spero, quindi, che anche se gli organizzatori hanno dichiarato che quella di quest’anno sarà probabilmente l’ultima edizione della Keep Clean and Run cambino idea sulle ali dell’entusiasmo, dandomi e dandoci la possibilità di partecipare anche ad una quarta, una quinta, una sesta edizione…di quella che rimane un’ottima occasione per sensibilizzare l’opinione pubblica e mantenersi in forma facendo una cosa giusta.

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LA LEGGE 132/2016 E IL SISTEMA NAZIONALE DI PROTEZIONE AMBIENTALE.

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L’Assoarpa Winter School, in programma in questi giorni nel meraviglioso scenario di Arabba, sulle dolomiti bellunesi, vuole essere un laboratorio di progettazione strategica e organizzativa per la dirigenza del SNPA – Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambientale.

Considerato il tema, la cornice e il pubblico qualificato ho accetto ben volentieri di intervenire affrontando il tema della legge 132 del 2016, entrata in vigore lo scorso 14 gennaio, che ha istituito il SNPA e che, per renderlo pienamente operativo, necessita di provvedimenti attuativi in corso di definizione.

Quella di Arubba, insomma, è stata un’occasione importante per fare il punto sulla situazione, per dare impulso ed accelerazione ad un percorso che ha bisogno di speditezza e condivisione.

 

Con la stessa determinazione con cui abbiamo portato a casa il risultato dell’approvazione di una legge che come Governo abbiamo fortemente voluto ma che non tutti a livello istituzionale hanno sostenuto, dobbiamo dare inizio ad una fase 2.

Siamo fortunati: avremo a breve un nuovo presidente di Ispra, una persona che conosce bene la legge e le difficoltà che ha incontrato la sua approvazione.

Ispra, con la nuova legge, è chiamata ad assumere un importante ruolo di coordinamento e dovrà potenziare le sue funzioni ispettive di controllo e monitoraggio, anche a costo di sacrificare un po’ il suo grande impegno sul fronte della ricerca, per diventare in prospettiva il braccio operativo del Ministero. Ciò anche in considerazione del fatto che il governo ha recentemente approvato la legge sugli eco-reati e il Collegato ambientale. Perché l’inserimento nel codice penale dei delitti contro l’ambiente richiede l’attivazione di maggiori controlli, più coordinati, puntuali ed efficaci per perseguire in pieno l’obiettivo della legge e rendere l’Italia un paese più pulito, trasparente ed efficiente.

Per dare una svolta a questa fase 2 di attuazione della legge, occorre metterci subito al lavoro senza aspettarci che i funzionari del Ministero, abituati allo status quo, si mettano in moto per dare l’accelerazione necessaria.

Dobbiamo conquistarci tutto. Sui decreti attuativi, ad esempio, stiamo andando a rilento anche se il Ministero è impegnato nei provvedimenti di sua competenza in una fase di analisi e definizione.

Sul fronte degli enti locali, bisogna coinvolgere attivamente le Regioni e le Arpa regionali e provinciali al fine di armonizzare le varie legislazioni esistenti, che differiscono anche in maniera consistente. Per cui può capitare il paradosso che un imprenditore che opera in diverse regioni si trovi a dover affrontare situazioni di vincoli, verifiche e controlli ambientali anche molto diversi tra loro.

Una buona notizia c’è: assieme alla presidenza della Conferenza delle Regioni si sta attivando un tavolo trilaterale Stato-Regioni-SNPA al fine di individuare ed adottare collegialmente le migliori soluzioni possibili sulle modalità di recepimento della legge 132 da parte delle Regioni e delle Province autonome. L’obiettivo, come detto, è quello di superare la grande frammentarietà che indebolisce di fatto la protezione dell’ambiente e la tutela dei cittadini.

Lo stesso tavolo sarà impegnato inoltre sul fronte del nodo dell’individuazione delle risorse finanziarie per i LEPTA, considerato che la legge prevede una clausula di invarianza finanziaria (art. 17). Bisogna fare per i LEPTA quello che è stato fatto con i LEA, sapendo che da parte del Ministero, per questo come per gli altri aspetti della legge, non c’è una volontà di centralizzazione quanto piuttosto di armonizzazione.
L’obiettivo è quello di dare indipendenza ed autorevolezza ai singoli istituti così come all’intero Sistema a rete.

Una rete che, grazie alle competenze e alle professionalità acquisite nelle varie Arpa, potrà svolgere un ruolo importante anche rispetto ad un tema a me molto caro: l’educazione ambientale.
Il SNPA potrebbe infatti ridare slancio al progetto ministeriale (già previsto quasi 30 anni fa) del Sistema INFEA (INformazione Educazione Ambientale): una rete di sistemi a scala regionale che si occupano di educazione ambientale. Una possibile integrazione tra il Sistema INFEA e il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente potrebbe dare forza ed omogeneità ai programmi regionali di educazione ambientale, che anche in questo caso differiscono (quando ci sono) per qualità da regione a regione. L’esempio virtuoso del Programma per l’educazione alla sostenibilità approvato dalla regione Emilia-Romagna recentemente, potrebbe essere così preso a modello ed adottato, dopo le opportune modifiche, anche dalle altre regioni. Su questo fronte potrebbe essere avviato un ragionamento per inserire degli interventi di carattere legislativo nei decreti attuativi della Legge istitutiva del SNPA che diano forma a questa idea.

Per vincere questa sfida, dunque, e dotare l’Italia di un sistema di monitoraggio e controllo che sia efficiente, efficace e territorialmente omogeneo, occorre coordinarci ai vari livelli istituzionali, dando una decisa accelerazione all’attuazione di questa importante legge, che non deve considerarsi un punto di arrivo, ma rappresentare invece un tassello fondamentale della governance ambientale del Paese a cui Parlamento e Governo stanno lavorando.

ACQUA, UN BENE DA TUTELARE DI PIU’

acqua

Ogni volta che apriamo i rubinetti di casa dovremmo sempre tenere a mente che nel mondo quasi 1 miliardo di persone non ha accesso a fonti di acqua potabile sicura ed agire di conseguenza, evitando sprechi e dando il giusto valore a questa preziosa risorsa che va tutelata come un bene comune, nella Giornata mondiale dell’Acqua così come nel resto dell’anno.

Lo stesso fenomeno delle migrazioni ha, per buona parte, cause ambientali. Basti pensare che 319 milioni di abitanti dell’Africa Sub-Sahariana (il 32% della popolazione) soffrono la mancanza di acqua sicura. Di questi, quanti sono quelli che partono, spinti dalla disperazione, per soddisfare il bisogno primario di accesso all’acqua?
Perché bere acqua non pulita significa spesso ammalarsi o, peggio, morire, visto che nel mondo 3,5 milioni di decessi sono imputabili a malattie legate all’acqua.

Se c’è chi fa i conti con una grande scarsità di acqua, c’è chi -come avviene in Italia- quell’acqua non la tiene nella dovuta considerazione: una recente indagine ISPRA ha mostrato infatti che nei 116 capoluoghi di provincia italiani si ha una perdita media del 35,4% dell’acqua che viene immessa in rete, con molte zone che superano il 60%. Ciò significa che più della metà dell’acqua che viene immessa negli acquedotti non raggiunge la sua destinazione finale: i rubinetti delle nostre case.
Il primato delle perdite spetta alle città di Cosenza, dove si arriva al 76,9%, Frosinone col 71,9%, Tempio Pausania col 68,6%, mentre le perdite minori si segnalano a Macerata col 6,6%, Udine con l’8,8% e Mantova al 9,6%.
I capoluoghi veneti si situano generalmente in linea con la media nazionale, con una dispersione che va dal 41,1% di Treviso al 18,3% di Vicenza (Verona 35,8%, Belluno 38,4%, Venezia 31,7%, Padova 31,5%, Rovigo 41%).

Su questo fronte è chiaro che bisognerebbe avere il coraggio di investire di più, finanziando le opere pubbliche “invisibili” come gli acquedotti: sono meno appariscenti delle strade e delle piazze ma forse, oggi, più utili.

C’è bisogno di maggiore consapevolezza, a tutti i livelli. Chi di noi quando indossa una t-shirt riflette sul fatto che sta indossando anche 2700 litri di acqua, necessari a produrla e trasportarla? Quando beviamo un bicchiere di vino, beviamo anche 120 litri di acqua. Quando mangiamo un hamburger, insieme alla carne consumiamo anche 2400 litri di acqua. Di ogni bene o servizio, insomma, è possibile calcolare l’impronta idrica (acqua virtuale), ovvero la quantità di acqua necessaria per la raccolta delle materie prime, la conservazione, gli imballaggi e il trasporto. Questo indicatore è stato ideato già nel 1993 da Tony Allan, professore del King’s College di Londra, per attirare l’attenzione della comunità globale -dagli esperti ai consumatori- sui volumi d’acqua “nascosti” dietro qualsiasi prodotto.

Per rafforzare la consapevolezza dei cittadini su questi temi è molto importante portarli al centro dell’agenda politica, facendoli oggetto di una corretta informazione e comunicazione. In quest’ottica, appare importante l’annuncio dato ieri dal Ministro dell’ambiente Galletti di voler dar vita al progetto Aquamadre, nuovo brand nel quale canalizzare le iniziative del ministero volte a diffondere una nuova cultura dell’acqua, per lavorare sulla cultura e l’informazione, lo scambio di modelli e progetti innovativi col resto del Mondo.
Un esempio importante di applicazione di tale brand sarà la Conferenza sui fiumi del mondo, che il Ministero organizzerà entro fine anno, per unire nella tutela, nella valorizzazione e nello scambio di esperienze i corsi d’acqua più importanti del pianeta. L’idea è che il fiume possa essere assunto a simbolo di sorgente di vita e di identità culturale, ma anche veicolo di pace, dialogo e sviluppo delle comunità.

 

Ascolta l’intervento in diretta a Radio Bella e Monella del 22 marzo

Clicca per ascoltare il file mp3

LA GUIDA PER SALVARE IL MONDO DEDICATA ALLE PERSONE PIGRE

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Pigri di tutto il mondo unitevi…per salvare la Terra!

Sembra essere questo il messaggio (indiretto) del nuovo documento pubblicato sulla pagina dedicata allo sviluppo sostenibile del sito delle Nazioni Unite: “The lazy person’s guide to saving the world”.

Una conferma autorevole del fatto che per parlare di argomenti seri e importanti non si deve essere per forza noiosi e seriosi.

Ecco, dunque, una mini-guida rivolta a tutti noi che offre consigli pratici, semplici e di facile esecuzioni divisi in 3 grandi aree: 1) quello che puoi fare dal tuo divano; 2) quello che puoi fare a casa; 3) quello che puoi fare fuori casa. Sottinteso: per salvare l’ambiente e, più in generale, il pianeta.

Buona lettura!

 

GIORNATA NAZIONALE DEL PAESAGGIO, UN PATRIMONIO DA VALORIZZARE

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Il #paesaggioitaliano è unico al mondo, matrimonio di arte e natura. Tuteliamolo e valorizziamolo perché diventi fonte di ricchezza per tutti. Ce l’ha consegnato la storia degli ultimi 2000 anni, ed è il frutto della perfetta compenetrazione tra uomo e natura, sintesi meravigliosa che prende forma nei nostri borghi, nelle piazze e all’ombra dei campanili, nelle campagne, nei mulini del Po, nei trulli di Alberobello e nei trabucchi abruzzesi.

Dobbiamo essere fieri di questo patrimonio e custodirlo con cura, così come ci ricorda l’articolo 9 della Costituzione Italiana: la Repubblica “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
Per non tradire il pensiero illuminato dei padri della Costituzione dovremmo, quindi, alimentare la cultura del paesaggio dicendo basta alle speculazioni, al cemento incontrollato e a tutte quelle opere che, per un immediato tornaconto economico, rovinano questa ricchezza destinata a durare nel tempo.

Per questo è con soddisfazione e orgoglio che oggi, nella sede del Mibact, ho avuto l’onore di premiare con una menzione speciale due progetti che si distinguono per il loro alto valore ecologico e la loro sostenibilità ambientale: il Parco S. Lorenzo di Pegognaga, relativo ad una riconversione a destinazione pubblica di un’area un tempo dedicata a polo estrattivo di argilla, e il LIFE Vimineun, progetto di difesa dall’erosione delle barene della laguna di Venezia.

EDUCAZIONE GLOBALE, AZIONE LOCALE. IL MIO PENSIERO.

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In un mondo in cui la crisi economico-sociale si fonde indissolubilmente con quella ambientale, l’educazione allo sviluppo sostenibile diventa oggi un obiettivo strategico per il presente e per il futuro del nostro Paese e di tutta la comunità umana. La sfida ambientale, legata alla conservazione delle risorse del Pianeta, rappresenta infatti una sfida non più eludibile per le future generazioni.
Abbiamo bisogno di un nuovo modello economico che rispetti l’ambiente, che non produca rifiuti ma che sappia creare ricchezza e benessere con il riutilizzo e la rigenerazione delle risorse. Un modello rappresentato graficamente da un cerchio virtuoso, in cui gli scarti di un processo possano diventare la materia prima per altri processi produttivi, e in cui siano messe al bando la cultura dello spreco e l’obsolescenza programmata dei prodotti.

Perché questo accada, è necessario un profondo cambio di mentalità che coinvolga le istituzioni, le imprese e le singole persone. Una consapevolezza che deve trovare linfa dalle scuole e dai loro studenti, di tutte le età. Soprattutto dai più giovani, da quelli che potremmo chiamare “nativi ambientali”: una generazione -quella dei cittadini di domani- che nella quotidianità dei comportamenti trova già come prospettiva naturale il rispetto dell’ambiente in cui vive.
Per cambiare le cose, mettendo in moto un cambio di passo culturale, c’è bisogno quindi di un patto tra istituzioni e cittadini consapevoli. Questi ultimi devono acquisire maggiore responsabilità e attenzione alle questioni ambientali e al buon governo del territorio, divenendo protagonisti del cambiamento auspicato.

Si tratta di un percorso di fiducia e rispetto. Rispetto per le generazioni future, per la diversità, per l’ambiente, per le risorse della Terra, in un’ottica di equità e di giustizia sociale.
Il ruolo dell’educazione ambientale così come definito nel documento finale prodotto dagli Stati Generali dell’Ambiente dello scorso novembre è quello di: recuperare il rapporto autentico con l’ambiente; comprendere la complessità del mondo contemporaneo e l’interdipendenza delle sfide globali; stimolare scelte consapevoli nella vita quotidiana (dall’alimentazione, all’uso dell’acqua, dell’energia e dei mezzi di trasporto); riscoprire il senso del limite.

L’impegno dei recenti Governi su questo tema è forte e duraturo nel tempo. Le prime Linee Guida per l’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile sono del 2009 e rappresentano un accurato documento frutto di un’analisi profonda condotta dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.
In seguito, nel 2014, sono state redatte le Nuove Linee Guida per l’educazione ambientale, elaborate anch’esse da un gruppo di lavoro interministeriale (MATTM – MIUR). Esse rappresentano non un asettico documento teorico ma uno stimolo a porre in essere attività operative per lo sviluppo sostenibile, attraverso 8 percorsi tematici:
1) Tutela delle acque e del mare
2) Tutela della biodiversità: flora e fauna
3) Alimentazione sostenibile
4) Green economy: green jobs&green talent
5) Gestione dei rifiuti
6) Tutela della biodiversità: servizi ecosistemici
7) La città sostenibile: inquinamento, consumo di suolo e rifiuti
8) Adattamento ai cambiamenti climatici: dissesto idrogeologico

La collaborazione tra i due Ministeri si è rafforzata ancora nel 2016, con la firma di un protocollo d’intesa sull’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile nelle scuole.
Al riguardo si sta ragionando con il MIUR su un percorso sperimentale basato su modelli formativi innovativi, che prevede la stretta collaborazione con gli uffici scolastici regionali. Tale azione verrà promossa a valere sul Programma Operativo Nazionale “Per la Scuola – Competenze e ambienti per l’apprendimento” 2014-2020 con la previsione di una riserva finanziaria pari a 20 milioni di euro.
Per presentare e concretizzare tale accordo si è svolta a Roma, il 22-23 novembre 2016, a distanza di 16 anni dalla prima edizione genovese, la seconda Conferenza nazionale sull’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile, a conclusione della quale il ministro Gian Luca Galletti e l’ex-ministro Stefania Giannini hanno sottoscritto una Carta nazionale, redatta con il contributo di centinaia di esperti autorevoli e alti rappresentanti di enti, istituzioni, associazioni, imprese e università, divisi in 12 tavoli tematici:
1. Biodiversità
2. Agenda 2030
3. Mobilità sostenibile
4. Società civile
5. Digitale e comunicazione
6. Ambiente e salute
7. Economia circolare
8. Turismo sostenibile
9. Lotta al cambiamento climatico
10. Città
11. Gestione delle risorse naturali
12. Spreco alimentare

Dalla discussione libera avvenuta nei tavoli sono emerse riflessioni molto interessanti e puntuali sui temi in oggetto, e sono scaturiti percorsi formativi che saranno attivati in favore dei docenti, che potranno dotarsi di strumenti didattici di qualità, frutto delle professionalità tecniche dei due ministeri coinvolti e dei circa 150 rappresentanti della comunità scientifica e delle istituzioni che hanno partecipato. Gli esperti del MIUR e del MATTM hanno scelto di intendere l’educazione ambientale una materia trasversale e non curriculare, capace di abbracciare tutte le diramazioni del sapere; un principio guida, una materia non concentrata in un’ora, ma distribuita in attività formative dalla scuola primaria ai più alti gradi dell’istruzione. In questa direzione andranno le azioni formative promosse sul PON Scuola, che rappresentano un “tassello” di una complesso di iniziative che verranno promosse a seguito degli impegni assunti lo scorso novembre con la firma della Carta sull’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile. Essa intende:
– creare un momento di confronto permanente con la comunità scientifica, la società civile, il mondo produttivo ed economico, le istituzioni, momento in cui sono discussi ed eventualmente ridefiniti gli obiettivi e le strategie per l’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile, monitorandone lo stato di attuazione;
– attuare, nell’ambito della Programmazione 2014-2020 del PON scuola nonché nella Strategia Nazionale sullo Sviluppo Sostenibile in attuazione dell’Agenda 2030, strategie e progetti che realizzino efficacemente gli obiettivi, le metodologie e le azioni individuate nei tavoli tematici della Conferenza Nazionale sull’Educazione Ambientale;
– creare una piattaforma che possa favorire lo scambio e la condivisione di esperienze, al fine di consentire la replicabilità e dare risonanza a esempi e buone pratiche educative al fine di rilanciare un sistema nazionale per l’educazione alla sostenibilità, creando le condizioni per fare in modo che queste pratiche vengano sviluppate, incrementate, messe a sistema, rese patrimonio vivo della nostra società, affinché possano costituire le basi di un nuovo patto tra i cittadini, attraverso le generazioni, per lo sviluppo e la crescita del Paese.

L’educazione allo sviluppo sostenibile, lo abbiamo detto, è una materia trasversale, che non si esaurisce con il tema dell’ambiente.
L’Educazione allo Sviluppo Sostenibile (ESS), infatti, non riguarda solo l’ambiente, ma anche l’economia (consumi, povertà, nord e sud del mondo) e la società (diritti, pace, salute, diversità culturali), secondo quanto stabilito dalle Nazioni Unite, che nel 2015 hanno approvato l’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, con i suoi relativi 17 Obiettivi, articolati in 169 Target da raggiungere entro il 2030.
In questo documento viene espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. In questo modo, ed è questo il carattere fortemente innovativo dell’Agenda, viene definitivamente superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale e si afferma una visione integrata delle diverse dimensioni dello sviluppo. Inoltre, viene sancito il principio secondo il quale tutti i paesi sono chiamati a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero sostenibile, senza più distinzione tra paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo, anche se evidentemente le problematiche possono essere diverse a seconda del livello di sviluppo conseguito. E non solo ogni paese, ma ogni persona, istituzione, impresa, centro di ricerca, media deve fare la propria parte impegnandosi per un obiettivo comune: salvare il pianeta dagli effetti incontrollati di un modello di sviluppo troppo impattante.

Tra i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 ricopre un ruolo importante anche l’educazione, con particolare riferimento all’educazione allo sviluppo sostenibile.
L’obiettivo 4.7, in particolare, afferma che entro il 2030 è necessario che tutti gli studenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non-violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile.

Il tema dell’educazione ambientale a alla sostenibilità, dunque, è talmente importante e urgente che viene affrontato a tutti i livelli: dal globale al locale. Dagli obiettivi educativi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite alla loro attuazione attraverso un’azione locale, che si traduce in un progetto didattico di un singolo istituto scolastico.
In quest’ottica assecondare il principio di sussidiarietà è una scelta valida, più volte ribadita in sede europea. Una scelta intrapresa dal Ministero dell’Ambiente, fin dall’inizio, considerato che con i Programmi triennali di tutela e salvaguardia ambientale 1989/91 e 1994/96 venne ideato il programma INFEA (INformazione Educazione Ambientale), ovvero lo sviluppo di un sistema nazionale di Educazione Ambientale, concepito come un sistema di sistemi, strettamente correlati tra loro, operanti sul territorio nazionale a livelli diversi (nazionale, regionale e locale) e con diverse responsabilità.

Il Sistema INFEA si è andato poi configurando come una rete, aperta e dinamica, in cui l’amministrazione regionale svolge un ruolo di ascolto, di proposta e di coordinamento, favorendo un colloquio continuo con i soggetti impegnati nel mondo dell’educazione ambientale.
Essendo lo sviluppo dei programmi di formazione ed educazione ambientale delegato alle regioni, comprensibilmente si sono registrate -e si registrano tuttora- differenze tra la qualità di tali programmi, differenze dovute anche (ma non solo) ai finanziamenti in dotazione.
È di pochi giorni fa la firma, proprio in Emilia Romagna, del nuovo programma regionale INFEA 2017/2019, i cui contenuti rappresentano la naturale prosecuzione dei temi presentati nella Conferenza Nazionale del novembre scorso.
Si tratta certamente di un atto importante, che -per usare le parole dell’assessore Paola Gazzolo riportate dalla stampa- intende diffondere consapevolezza e conoscenza in particolare sull’economia circolare e i cambiamenti climatici, al fine di attivare nuovi comportamenti sostenibili ispirati ad un’etica della responsabilità. Da sottolineare che a realizzare il programma sarà la rete dei 38 Centri di educazione alla sostenibilità presenti sul territorio, con il coordinamento dell’ARPAE, Agenzia Regionale per la Prevenzione l’Ambiente e l’Energia dell’Emilia Romagna.

Ciò rappresenta il compimento di un percorso che è necessario diventi comune a tutte le regioni. Per questo, io mi auguro che il Sistema INFEA, che attualmente funziona a macchia di leopardo e non gode di finanziamenti strutturali, possa essere integrato nel Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, istituito con la legge 132 del 2016.
Nella riforma del sistema agenziale, infatti, l’educazione ambientale e la comunicazione sono ambiti istituzionali ritenuti fondamentali. In particolare, il comma G dell’articolo 3 della legge afferma che tra le funzioni del Sistema Nazionale vi è la “collaborazione con istituzioni scolastiche e universitarie per la predisposizione e per l’attuazione di programmi di divulgazione e di educazione ambientale, nonché di formazione e di aggiornamento del personale di amministrazione e di enti pubblici operanti nella materia ambientale”.

Credo sia importante, quindi, in sede di redazione dei decreti attuativi che devono definire i Livelli essenziali delle prestazioni tecniche ambientali per le attività del Sistema Nazionale (comprese quindi quelle relative all’educazione ambientale) e i criteri di finanziamento per il raggiungimento dei medesimi, riflettere sull’opportunità di creare una sinergia tra questa funzione in capo al SNPA ed il Sistema INFEA, che può vantare già un’esperienza consolidata ed esempi di progettualità importanti come quelli presenti proprio qui, nella Regione che ci ospita.
Mettendo in rete questo know how, sarà possibile realizzare programmi e progetti educativi efficaci, con i quali alimentare la cultura del rispetto dell’ambiente, che invita a considerare le risorse naturali come beni comuni, da condividere ed utilizzare in maniera equa tra gruppi sociali e nazioni. Per il bene di tutti.

DONNA È AMBIENTE. NUOVI STILI DI VITA E NUOVI MODELLI CULTURALI PER MIGLIORARE LA CONDIZIONE FEMMINILE E L’AMBIENTE.

convegno donna è ambiente

Donne e ambiente. Questo il tema del convegno, organizzato dal Ministero dell’Ambiente con la collaborazione della Camera di Commercio di Padova e la Fondazione Bellisario, che si è tenuto ieri pomeriggio all’Orto Botanico di Padova, dove sei donne eccellenti hanno raccontato la propria esperienza di vita green e il rapporto vissuto con la natura. A moderare il confronto è stato Telmo Pievani, docente di filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova ed autore de “Il maschio è inutile. Saggio quasi filosofico”, ovvero un testo sull’inutilità del maschio e la futura (possibile) autosufficienza della donna, da cui è stato tratto anche uno spettacolo teatrale con la Banda Osiris.
Dopo il saluto del Rettore Rosario Rizzuto, del presidente della Camera di Commercio Fernando Zilio e dell’ex sindaca Giustina Destro, il professor Pievani ha tracciato un interessante excursus del fondamentale apporto dato dalle scienziate al pensiero ecologico e ambientalista: da Rachel Carson a Jane Goodall, ai premi nobel Rigoberta Menchù e Wangari Maathai, che si sono battute per l’ambiente ed i diritti umani dei popoli.

Noi possiamo fare moltissimo“: questo l’invito di Barbara Degani alle donne e agli uomini presenti affinché cambino il proprio stile di vita, e attuino comportamenti improntati alla sobrietà e alla sostenibilità ambientale. “Per fare questo occorre investire più energie e risorse in educazione ambientale. Al Ministero portiamo avanti progetti nelle scuole e per le strade che invitano e sensibilizzano ad un cambio degli stili di vita. Lo facciamo in vari ambiti: la differenziata con manifestazioni come il Giro d’italia Ride Green o Keep Clean and Run, lo spreco alimentare con un Premio che viene celebrato proprio a Padova e in tanti altri ambiti sempre con l’aiuto delle Associazioni e di persone sensibili alla causa che volontariamente offrono la loro professionalità e la mettono al servizio dell’ambiente”.

Il dibattito è stato poi alimentato da Antonella Viola, ordinario di patologia generale, che ha posto l’attenzione sul valore del lavoro domestico svolto dalle donne casalinghe, che, secondo una ricerca condotta negli USA, varrebbe 10.000 miliardi di euro, quanto il PIL della Cina. “Occorre -ha detto- che la società consideri questa ricchezza oggi invisibile”.
Lei (come altre relatrici) ha posto poi l’attenzione sulla necessità di modificare un modello culturale che ostacola non solo la carriera delle donne ma anche la vita di bambini e bambine, i primi destinati a soccombere al primo “cedimento” ai sentimenti, le seconde che crescono con il mito della principessa.
“Esiste -ha detto la professoressa Viola- un problema di modello culturale: ci sono grandi ostacoli per arrivare ai posti di comando per le donne, che crescono in un ambiente machista e super competitivo. Le donne che fanno ricerca devono convivere con il senso di colpa: la colpa di non poter stare abbastanza tempo con i figli e quella di non poter stare abbastanza tempo in laboratorio”.

Rossella Muroni, presidente di Legambiente, si è richiamata all’enciclica papale “Laudato si'” (definita un’opera femminista), “capace di mettere insieme il pensiero complesso e buone pratiche quotidiane. Una qualità che è connaturata con l’essere donna, la quale da sempre si è occupata di ambiente, attenta al benessere di ciò che la circonda e agli altri. Un altro elemento di forza delle donne poi è la loro capacità di fare squadra: non esiste infatti il modo di dire ‘una donna sola al comando’.

Francesca Da Porto, Prorettrice per l’edilizia e la sicurezza, esperta di costruzioni antisismiche, ha parlato dell’importanza di un approccio sostenibile: “l’Italia ha bisogno di investire in prevenzione, mettendo in atto strategie di mitigazione dei rischi per ridurre i costi dovuti agli effetti di terremoti ed eruzioni vulcaniche (che sono fenomeni naturali da mettere in conto soprattutto considerando la morfologia del nostro territorio)”. “Per quanto riguarda la mia funzione di prorettrice -ha aggiunto- stiamo lavorando per migliorare l’impatto ambientale dell’Ateneo, partendo dal carbon footprint dell’Università, insegnando a tutti e 60.000 gli studenti che provengono da regioni diverse a fare la differenziata e lavorando alla rigenerazione e all’efficientamento degli edifici”.

Chiara Rossetto, imprenditrice del settore food, ha parlato della vocazione green della sua azienda, cresciuta mantenendo fede ai principi della sostenibilità ambientale: “sono figlia di mugnai -ha detto- e dagli anni ’60 la mia famiglia opera con attenzione alla tutela dell’ambiente. Quando valutiamo la crescita non dobbiamo guardare soltanto ai numeri ma anche al benessere sociale e culturale della comunità, e all’ambiente. Orgoglio delle donne come me è l’amore per l’agricoltura biologica e il rispetto dei tempi della natura”.

Maria Grazia Turolla, Presidente Imprenditoria Femminile, infine ha sottolineato la difficoltà nella nostra società di conciliare la vita professionale con quella familiare. “le donne vivono la grande difficoltà di conciliare la messa a valore dei propri talenti con i loro ruoli familiari di madri e mogli: “come possiamo riuscire a trovare dei meccanismi per migliorare la qualità del binomio lavoro/famiglia? Credo che possiamo aver fiducia nelle nuove generazioni: secondo saranno capaci di superare i vecchi modelli tradizionali uomo/donna per trovare nuovi equilibri”.

 
Il video della diretta facebook dell’evento

KEEP CLEAN AND RUN, IL 1° APRILE PARTE LA CORSA CONTRO I RIFIUTI DAL VESUVIO ALL’ETNA

keep clean and run conferenza stampa

Ogni anno, milioni di tonnellate di rifiuti abbandonati finiscono negli oceani, sulle spiagge, nelle foreste o da qualche parte nell’ambiente che ci circonda. Questo dramma ha una serie di concause: il modello insostenibile di produzione e consumo della nostra società, politiche di gestione dei rifiuti inefficaci, ma anche, purtroppo, una scarsa educazione ambientale diffusa, che produce stili di vita poco ecocompatibili e scarso rispetto della natura.

Anche quest’anno, quindi, il Ministero dell’Ambiente ha sostenuto convintamente l’iniziativa “Keep Clean and Run – Pulisci e corri”, una corsa che sensibilizza contro l’abbandono dei rifiuti, frutto di impegno, passione e creatività, che stamattina abbiamo presentato in conferenza stampa.

Tra le novità dell’edizione 2017 della Keep Clean and Run, in programma dal 1° al 7 aprile dal Vesuvio all’Etna (350km in sette tappe, toccando Campania Basilicata Calabria e Sicilia), vi è il passaggio sullo Stretto di Messina, con cui abbiamo voluto visualizzare in modo evidente anche la triste situazione dei rifiuti in mare, il cosiddetto Marine Litter. Inoltre, altra novità, quest’anno il noto regista Mimmo Calopresti girerà un documentario sulla corsa ed i suoi protagonisti: Roberto Cavallo, Oliviero Alotto e i tanti compagni di strada che li accompagneranno lungo il percorso.

Partecipo ogni anno a questa iniziativa perché ritengo che l’educazione ambientale, fronte sul quale siamo fortemente impegnati, si debba fare non solo nelle scuole ma come in questo caso anche sulle strade. Dobbiamo sensibilizzare la popolazione a stili di vita sempre più sostenibili e Keep Clean and Run unisce due concetti che ci stanno molto a cuore: una vita sana che preveda lo sport unita ad atteggiamenti responsabili e sostenibili. Questo dobbiamo insegnare ai nostri figli, dando per primi noi il buon esempio.