INCONTRO CON I LIONS – CONFERENZA DELLA TERRA

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Un incontro molto bello con i Lions padovani, tra buon cibo e riflessioni importanti.

Io ho scelto di parlare di una tema a me molto caro, che ci coinvolge tutti: lo spreco alimentare.

La materia ambientale è molto vasta e comprende la tutela dell’ambiente, i rifiuti, i cambiamenti climatici, l’efficienza energetica, l’economia sostenibile, etc. Si tratta di temi tutti correlati ed egualmente importanti per capire il mondo contemporaneo ed immaginare soluzioni sistemiche ai problemi che abbiamo di fronte.

 

Oltre a questi argomenti, da pochi anni, grazie anche ad Expo 2015 di Milano (“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”), è stato introdotto nel discorso pubblico il tema del cibo, in particolare della sua distribuzione iniqua e del suo spreco.

Noi parliamo tanto di fame nel mondo e sappiamo che ben 795 milioni di persone soffrono la fame, ma non ci rendiamo neanche conto di quanto cibo sprechiamo, anche nelle nostre case. Lo sapete, ad esempio, che tutto il cibo sprecato in Italia ogni anno vale 16 miliardi di euro (quasi l’1% del PIL), considerando l’intera filiera (produzione-distribuzione-mancato consumo)? (dati dell’Osservatorio Waste Watcher, rilevazione basata per la prima volta su test reali e non solo percettivi).

 

Tutto questo spreco ci costa due volte: è come se lo pagassimo doppio! Una prima volta con la produzione e l’utilizzo di risorse preziose (terra, acqua, tempo, etc.) e l’altra con le spese di smaltimento. Perché quando il cibo non viene consumato si trasforma inevitabilmente in un rifiuto da dover gestire. E quindi in un costo.

E’ importante, allora, dedicare attenzione a questi temi perché ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare la situazione. Con i suoi comportamenti virtuosi e la sua attenzione ad evitare gli sprechi, all’interno della propria casa.
Un paio di esempi? Fare sempre la lista della spesa per comprare soltanto le cose necessarie e gestire meglio il proprio frigorifero.

 

Oltre all’impegno privato, naturalmente, c’è quello pubblico. Il Ministero dell’Ambiente ha messo in campo diverse iniziative di sensibilizzazione e contrasto allo spreco, tra cui il progetto pilota del Family Bag, partito proprio da Padova, nel dicembre 2015, che ha coinvolto un centinaio di ristoratori a cui sono stati donati per il trasporto del cibo avanzato degli eleganti contenitori di materiali diversi – acciaio, alluminio, cartone, legno e plastica- frutto della collaborazione attivata con i Consorzi di recupero dei rifiuti. Si tratta di un modo originale di andare oltre il concetto un po’ “triste” del doggy bag, il sacchetto per il cane, evitando che tutto il cibo che viene avanzato negli esercizi pubblici diventi un rifiuto.
Dall’analisi dei dati, è emerso che la risposta data da ristoratori e clienti è stata molto buona ed in seguito il Family Bag è stato “istituzionalizzato” divenendo parte di una legge nazionale entrata in vigore lo scorso settembre (la n. 166/2016).

 

Dai ristoranti, passiamo alle abitazioni private, dove sappiamo che si concentra la maggior parte dello spreco alimentare (più della metà del totale). In che modo le famiglie italiane sprecano il cibo, quali comportamenti mettono in atto? Il Ministero dell’Ambiente per capire queste difficili dinamiche ha avviato il Progetto Reduce che sta avendo un’ importanza strategica poiché monitora attraverso dei diari i comportamenti di 400 famiglie campione. Sappiamo che lo spreco alimentare si consuma soprattutto tra le mura domestiche ma fino ad oggi nessuno è riuscito a determinarne l’entità e le dinamiche.
A metà febbraio in tre regioni italiane (Lazio, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna) è partita l’analisi dello spreco alimentare nel servizio di ristorazione scolastica in 85 scuole. La rilevazione avverrà secondo una metodologia che è stata messa a punto l’anno scorso sempre in seno al progetto Reduce e che prevede un diretto coinvolgimento degli studenti (ogni giorno a turno verranno coinvolte tutte le classi della scuola) in quanto in questo tipo di attività (il monitoraggio) è vista come un primo strumento di sensibilizzazione ed educazione degli studenti.

Dai primi rilevamenti effettuati su scuole campione (con il fine di testare la metodologia) è emerso che ogni giorno (a seconda del menù) viene sprecato cibo compreso tra il 20 e il 60% di quello che viene preparato (da 1/5 a quasi 2/3. Cioè 1 piatto di pasta su 5 o addirittura 2 piatti di pasta su 3 vanno a finire nel bidone della spazzatura dopo essere passati nel vassoio del bambino). Le principali ragioni che sono state addotte da bambini è la mancanza di fame (causa merende troppo abbondanti) oppure non gradimento dei piatti proposti (ad es. riso con la zucca, piselli, sformato di cavolfiore) aspetti che mettono in evidenza quanto elevata sia la “male-educazione” dei bambini ed indirettamente delle famiglie.

 

In materia ambientale più che in altre è importante la comunicazione. Se i concetti vengono veicolati correttamente i risultati si vedono. In questa direzione vanno le nostre iniziative e nell’ambito dello spreco abbiamo portato sostenuto un Premio che anche grazie ai suoi testimonial sta avendo larga eco nella stampa. E’ il Premio “Vivere a spreco zero”, un piccolo “Oscar della sostenibilità” assegnato a testimonial e ai migliori esempi di buone pratiche nel mondo della pubblica amministrazione, della scuola e dell’impresa. Proprio a Padova, lo scorso 28 novembre, sono stati premiati con questo riconoscimento lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz, lo chef stellato Moreno Cedroni, il Comune di Parma, la Regione Piemonte e l’azienda Unitec. L’anno prima avevamo premiato sempre a Padova Susanna Tamaro.

 

Infine, ma forse è l’elemento più importante, l’educazione all’alimentazione è stata inserita nelle nuove linee guida sull’educazione ambientale del Ministero, con la convinzione che la sensibilizzazione dei più giovani è un passo indispensabile nel percorso verso un futuro orientato ad una maggiore sostenibilità e benessere.
Rafforzare la consapevolezza di questi problemi è fondamentale, così come sapere che ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare l’ambiente, adottando uno stile di vita più ecocompatibile e gestendo meglio il suo vivere quotidiano. A cominciare dal frigo di casa.