Alla mostra “Venire alla luce” del Musme di Padova

venire-alla-luce_FB-1030x579Ieri ho partecipato all’inaugurazione al Musme, il Museo di Storia della Medicina in Padova, di una mostra sulle radici storiche della clinica ostetrica e ginecologica padovana e della sua collezione, dal titolo “Venire alla luce” – Dal concepimento alla nascita, che sarà visitabile fino al 10 giugno 2018.

È nel 1765 che il bolognese Luigi Calza (1737-1784) ha fondato a Padova il primo Gabinetto Ostetrico, avviando la cattedra “De morbis mulierum, puerorum et artificum” e portando l’arte ostetrica a giorni felici. Con l’istituzione del primo gabinetto ostetrico e della scuola di ostetricia, due insegnamenti importanti per l’Università, si rese necessario provvedere alla fornitura di modelli anatomici ad uso didattico, al fine di favorire le esercitazioni pratiche di levatrici e studenti di medicina. Proprio quello che resta attualmente della cospicua collezione originaria è esposto oggi, in particolare 40 cere policrome che mostrano la fisiologia e la patologia dell’apparato genitale femminile e aspetti della gravidanza, del parto e del secondamento, e 22 crete colorate che illustrano le varie presentazioni e situazioni fetali, sia fisiologiche che patologiche. Completa il nucleo della collezione una raccolta di strumenti chirurgici iniziata da Rodolfo Lamprecht (1781-1860), con il quale nel 1819 viene fondata la Clinica Ostetrica, nel settecentesco Ospedale Civile di Padova.

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Sono particolarmente felice di aver partecipato a un appuntamento così prestigioso per la città di Padova, anche perché il Musme rappresenta un perfetto esempio di spazio pubblico dedicato alla cultura scientifica che ne arricchisce l’offerta, con una struttura aperta alla popolazione e capace di iniziative innovative come quella di cui parlo oggi.

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4 Novembre a Redipuglia per Festa dell’Unità Nazionale e Forze Armate

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In occasione del 4 Novembre sono stata al sacrario militare di Redipuglia per celebrare l’impegno insostituibile di tante donne e uomini che ogni giorno lavorano per garantire a tutti pace, democrazia ed esercizio dei diritti civili, ecco le parole che ho rivolto a tutti i presenti.

Buongiorno alle autorità istituzionali, militari, religiose e civili, buon giorno a tutti i cittadini presenti oggi e un saluto speciale anche ai ragazzi delle scuole qui presenti, qui in questo sacrario.

Sì, sacrario, luogo in cui lo Stato conserva, beatifica chi è morto per lui, onora chi ha dato la vita per la collettività. Così, in tutto il mondo, architetti e artisti cercano di rendere energica l’immagine della forza che sta nel sacrificio compiuto per tutti.

Qui, questa solenne scalinata ci porta in alto, collega direttamente terra e cielo, ci mette in comunicazione con chi si è sacrificato e quando giungiamo in cima siamo nell’azzurro e questo azzurro pulisce gli stivali dal fango delle trincee, pulisce le divise dalla polvere da sparo, pulisce i volti dalla fuliggine dei fuochi e ci restituisce occhi che ci guardano, pieni, dolci, sicuri, affettuosi.

Ma, sacrario, nell’etimo, nella sua derivazione latina, nelle sue radici ha anche un grande valore d’intimità, un valore che risiede nel ricordo e nella preghiera.

Allora, chiudendo gli occhi per pregare, sentiamo la presenza di tutti coloro che riposano qua, i sorrisi con cui hanno salutato la famiglia, con un gesto di affetto rivolto ai cari, al momento di partire, al momento di andare al fronte per l’Italia, provenendo da tutti gli angoli del Paese, nessuno escluso.

A questi volti piano piano si sovrappongono i volti di oggi, al fango delle trincee il fango delle alluvioni, alla polvere da sparo la polvere dei terremoti, alla fuliggine dei fuochi il fumo degli incendi dei boschi, alle guardie di notte sorvegliando il nemico, la salvaguardia delle nostre città, delle nostre chiese e ancora la sabbia dei deserti di posti lontani dove difendere quelli che nessuno difende, di un Oriente lontano e pure così vicino, nei monti d’Afghanistan, nelle sabbie del Libano, nelle savane del Mali e in tanti, tanti luoghi dove le nostre Forze Armate si sono guadagnate e si guadagnano il rispetto di tutti.

Il 4 novembre è una data ricca di significato perché rappresenta l’unità di un popolo che si riconobbe in una storia comune e negli ideali civili e religiosi della nostra Italia. Fu quello il momento in cui un paese distrutto e una comunità lacerata dall’odio si risollevarono dimostrando un encomiabile coraggio e portando a compimento i valori della pace e della giustizia.

Un recente studio statunitense, rimbalzato poi in Gran Bretagna, ha analizzato il lavoro e il peso del contributo delle forze armate dei Paesi della NATO e dell’Unione Europea.

Da questo studio è emerso che le migliori sono le Forze Armate italiane, che il loro peso nelle coalizioni è determinante. I britannici hanno intitolato lo studio così “Il maestro militare dell’Europa: l’Italia”!

Lo studio ha evidenziato l’enorme capacità degli Ufficiali, dei Sottufficiali, dei Soldati italiani di essere Forza Armata nei teatri di guerra, nelle emergenze internazionali, nella tutela della pace. Dobbiamo esserne orgogliosi io, per prima, ne sono orgogliosa.

Essi rappresentano un esempio fondamentale di quell’etica della responsabilità che fu un valore fondante della nostra Repubblica e che deve guidare l’agire di ogni cittadino, soprattutto di chi è chiamato a rappresentare le istituzioni.

Siamo un popolo forte con un patrimonio di valori importanti da difendere. Da essi, dalla nostra Storia e dal grande capitale umano delle Forze Armate possiamo trarre la fiducia di vivere un futuro di pace, libertà e democrazia.

Dunque, da questa imponente scalinata che va verso l’azzurro del cielo deve provenire un ringraziamento solenne, vero, sincero alle nostre Forze Armate che costituiscono una delle colonne portanti del nostro Paese, ai militari di ogni ordine e grado qui partecipi, che rappresentano idealmente tutti i militari italiani passati e presenti: GRAZIE.

VIVA LE FORZE ARMATE, VIVA LA DEMOCRAZIA, VIVA L’ITALIA

 

 

 

 

ITALIA PRIMA IN UE PER LA LEGISLAZIONE SU ACQUISTI VERDI

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“L’Italia è al primo posto in Europa dal punto di vista della legislazione in materia di acquisti verdi. Abbiamo quindi a disposizione un potente strumento di politica ambientale e un vettore di cambiamento fondamentale, che fa della Pubblica Amministrazione un driver capace di valorizzare la Green Economy, producendo valore economico ambientalmente e socialmente sostenibile”.

Lo ha ha dichiarato Barbara Degani, Sottosegretario all’Ambiente, intervenendo all’apertura del XI edizione del Forum CompraVerde-BuyGreen 2017, in corso fino a domani a Roma.

“L’impegno del Ministero dell’Ambiente e delle istituzioni coinvolte nel processo di cambiamento è ora quello di creare le condizioni per un’ampia e diffusa implementazione del Green Public Procurement – ha aggiunto Degani -. Per farlo intendiamo agire sui piani della comunicazione e della formazione rivolta alle Pubbliche Amministrazioni e agli operatori economici, mettendo in comune le buone pratiche migliori emerse nei territori e attivando un Osservatorio permanente sul GPP che coinvolga tutti gli attori del settore”.

NELLA GIORNATA PER LA CUSTODIA DEL CREATO, PAPA FRANCESCO LANCIA UN GRIDO DI ALLARME AI POTENTI

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Il grido di allarme lanciato oggi da Papa Francesco e dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo in occasione della Giornata per la custodia del Creato non cada nel vuoto inascoltato.

Le loro parole accorate sono di quelle che lasciano il segno: la Terra -dicono- è stata maltratta dall’insaziabile desiderio umano di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta e trarre profitti illimitati dal mercato. Ciò ha portato a spezzare i delicati ed equilibrati ecosistemi del mondo determinando conseguenze drammatiche soprattutto per le persone più vulnerabili.

Per cambiare la nostra relazione con il mondo e con il prossimo c’è bisogno, quindi, di un esame di coscienza e di un’assunzione di responsabilità. Da parte di tutti ma soprattutto di chi -come affermano le due guide spirituali- occupa una posizione di rilievo in ambito sociale, economico, politico e culturale.

Indubbiamente, queste parole, rendendo ancora più manifesta la gravità della situazione ambientale globale, colpiscono in maniera forte le nostre coscienze e ci devono indurre a prestare il massimo ascolto alla voce di chi soffre a causa degli sconvolgimenti ambientali. La siccità che ha colpito l’Italia durante questa estate così come gli uragani e le alluvioni che si sono abbattuti in tante parti del mondo sono segni evidenti che è giunto il momento di prendere coscienza del rischio dei nostri irrazionali comportamenti, accelerando sulla via del contrasto al cambiamento climatico per abbracciare uno sviluppo quanto più possibile eco-compatibile.

Dal messaggio di Papa Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo si evince che è il pianeta stesso a gridare. Non ascoltarlo significa rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza di tutte le creature viventi.

TRA ARTE, NATURA E BELLEZZA. L’INAUGURAZIONE DEL FESTIVAL CINEMATOGRAFICO DEL GRAN PARADISO

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Il Festival Cinematografico del Gran Paradiso, dedicato al cinema naturalistico, è una bellissima manifestazione, che unisce la forza del cinema e delle immagini con le meraviglie della natura e la scoperta della sua magia.

Ho uno splendido ricordo della mia partecipazione alla scorsa edizione e quest’anno ho deciso di tornare qui, nel bellissimo Parco del Gran Paradiso perché l’edizione di quest’anno del Festival è dedicata ad un tema a me particolarmente caro: la scelta.
Esso riguarda, secondo me, il modo in cui noi, uomini del nostro tempo, ci confrontiamo con la nostra vita, con gli altri esseri viventi e con la Terra, verso cui dovremmo avere certamente maggior cura e rispetto.

D’altro canto, è lo stesso Papa Francesco, nella sua enciclica “Laudato si’”, a ricordarci che l’umanità ha “saccheggiato” troppo a lungo il pianeta ed ora c’è bisogno di una “conversione ecologica”, per ritrovare il giusto rapporto di integrità e fratellanza con la natura.

Occupandomi di ambiente tutti i giorni non posso che condividere l’idea che ogni minimo comportamento individuale contribuisca a co-determinare l’esito generale e che quindi la singola scelta individuale -ad esempio su cosa mangiare, come muoversi, cosa fare dei propri rifiuti, etc- possa essere importante in termini di equilibrio Uomo-Natura.
E’ per questa ragione che ho accettato con piacere l’invito al GPFF, convinta che sia molto intelligente utilizzare uno strumento di comunicazione potente e affascinante come il cinema per ragionare insieme sull’importanza di preservare le meraviglie del Creato, sensibilizzando il pubblico al rispetto dell’ambiente.

Credo infatti che la bellezza e la potenza delle immagini dei film in concorso, assieme al potere attrattivo di un evento mediaticamente così coinvolgente come un Festival, potranno fare molto per attirare l’attenzione sull’ambiente e sull’urgenza di orientare i nostri stili di vita in un senso più sostenibile.

 

LA RIFORMA DELLA LEGGE SUI PARCHI

Trovandomi in questa cornice ideale del Parco Nazionale del Gran Paradiso, vorrei dedicare alcune brevi riflessioni al tema del DDL Parchi, attualmente all’esame del Parlamento.

Noi italiani siamo fortunati: viviamo in un Paese meraviglioso, dal punto di vista storico-culturale e naturalistico. La sfida che abbiamo di fronte è quella di riuscire a valorizzare tutta questa ricchezza, questo patrimonio straordinario che molti paesi europei ci invidiano e che abbiamo l’obbligo di preservare per le generazioni future. L’insieme delle 871 delle aree protette raggiunge una superficie pari al 10,5% del territorio nazionale, per un totale di oltre 3milioni di ettari a terra, 2.850.000 ettari a mare e 658 chilometri di coste. A queste aree vanno aggiunti anche gli oltre 2500 siti della rete “Natura 2000”, che coprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e quasi il 4% di quello marino .

Si tratta di un tesoro che si è andato accumulando nel tempo, a partire dagli anni ’20 del ‘900, fondato su presupposti diversi da quelli odierni. Qui ne abbiamo una testimonianza esemplare, con il Parco del Gran Paradiso istituito nel 1922 con un regio decreto con finalità fortemente protezionistiche senza il consenso delle popolazioni. Il risultato è che per tanti decenni il Parco è stato visto dagli abitanti come un vincolo imposto, un limite alle loro attività agricole e zootecniche. A partire dal 1980, però, con l’apertura del primo centro visita a Noasca, è iniziata un’inversione di tendenza dell’atteggiamento dei residenti che sempre più si sono resi conto dell’importanza del capitale naturale del Parco, generatore di ricchezza attraverso il turismo ed altre attività del terziario.

L’idea di un parco come territorio da recintare e isolare per preservarlo “indisturbato” è stata quindi superata e oggi bisogna considerare che nel territorio protetto convivono interessi nazionali e locali, ambientali, naturalistici e paesaggistici, scientifici, produttivi, pubblici e privati, in una gerarchia che vede comunque al primo posto l’interesse ambientale.

I Parchi sono stati quindi, negli ultimi anni, al centro di una grande riflessione comune, che ha prodotto una legge di riforma attualmente in Parlamento, all’esame del Senato, dopo aver avuto già l’approvazione da parte della Camera.
Grazie a questo disegno di legge (“Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette”), i Parchi nazionali, quelli regionali e le aree marine protette potranno fare un decisivo salto di qualità, in termini di valorizzazione, gestione della governance, risorse a disposizione, etc.

L’obiettivo della riforma è rendere infatti le aree protette un modello di sviluppo per l’intero Paese, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e della biodiversità con la buona economia, sostenibile e a misura d’uomo.

Tra le innovazioni più qualificanti del testo attualmente in esame ci sono :
– la reintroduzione del piano triennale di programmazione finanziato con 30 milioni di euro per i prossimi tre anni;
– il divieto di nuove trivellazioni petrolifere nei parchi;
– l’inasprimento delle sanzioni per illeciti compiuti nei parchi;
– misure volte ad una maggiore tutela della biodiversità e della gestione della fauna;
– l’efficientamento del sistema di governance, relativamente alla nomina di presidenti e direttori generali e all’ingresso nei consigli direttivi degli enti parco nazionali di una quota di rappresentanza delle associazioni scientifiche, degli agricoltori o dei pescatori, per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità;
– la rappresentanza di genere negli organi di governo: una misura importante per riequilibrare la presenza femminile, considerando che oggi nei 23 Parchi nazionali solo un presidente e due direttori sono donne, mentre su 230 membri dei consigli direttivi solo 14 sono donne, appena il 6%;
– l’ottimizzazione di un sistema di royalties che mira a trarre valore economico dall’utilizzo privato delle risorse a beneficio della collettività (royalties su attività di imbottigliamento delle acque minerali ed estrazione di idrocarburi).

Le aree protette possono diventare inoltre luoghi di sperimentazione di innovative attività economiche ecocompatibili. Penso, ad esempio, alle sinergie che possono attivarsi tra progetti di agroeconomia e bioedilizia, in un’ottica di economia circolare. L’idea è quella di riutilizzare gli scarti delle coltivazioni sostenibili come materiali da costruzione organici. Penso, inoltre, alle attività socio-educative rivolte ai più giovani, all’artigianato rurale di qualità, alla valorizzazione delle tipicità enogastronomiche locali o al turismo natura.

Quest’ultimo in particolare può divenire un fattore importante di benessere, capace di coniugare tutela del territorio e sviluppo. Il turismo natura (escursionismo, trekking, cicloturismo), caratterizzato da un  turista che è un consumatore di aree verdi e la cui motivazione principale alla vacanza è costituita dal godimento della natura e delle culture tradizionali, registra una crescita significativa in tutto il mondo, e non a caso il 2017 è stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale del Turismo Sostenibile.

In Italia, le strutture ricettive ufficiali dei parchi nazionali e regionali, distribuite in più di 500 comuni, hanno registrato -secondo i dati più recenti a disposizione (2015)- più di 104 milioni di presenze, tra italiani e stranieri (dati ISTAT pubblicati nel 13° Rapporto Turismo Natura ). Per fare un esempio vicino a noi, basti dire che, secondo l’Atlante socio-economico delle aree protette italiane a cura del Ministero dell’Ambiente e Unioncamere, il Parco del Gran Paradiso accoglie ogni anno più di 300.000 turisti, avendo una popolazione residente inferiore alle 7.000 unità .

Incentivare il turismo ambientale significa allora creare valore e al contempo abituare le giovani generazioni all’amore per la natura, radicando sempre più nella mentalità, nell’atteggiamento e nell’agire degli operatori e dei fruitori il rispetto della natura quale condizione necessaria per assicurare nel tempo la redditività delle attività turistiche e la continuità del turismo stesso.

Sono convinta dunque che dal dialogo costruttivo tra istituzioni e comunità locali, associazioni, tecnici e amministratori dei parchi, possa davvero nascere un rilancio di tutte le aree protette, patrimonio imprescindibile di natura, bellezza e vita, di cui tutti dobbiamo sentirci orgogliosi e della cui tutela tutti dobbiamo sentirci responsabili, nell’interesse nostro e dei cittadini di domani.

UNITI PER L’AMBIENTE: IL MESSAGGIO DEL G7 AMBIENTE DI BOLOGNA

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Cala il sipario sul G7 Ambiente di Bologna. L’Italia ha dimostrato di essere all’altezza delle aspettative, organizzando un evento senza intoppi, permettendo ad associazioni e manifestanti di esprimere pacificamente il proprio pensiero, e cercando di agire diplomaticamente per la ricomposizione dei diversi punti di vista, al fine soprattutto di ricucire lo strappo dell’amministrazione statunitense rispetto agli accordi di Parigi sul clima.

 

Anche se gli USA hanno poi di fatto mantenuto la loro posizione, la notizia positiva è che comunque si sono detti pronti ad impegnarsi nella riduzione delle emissioni, da raggiungere con incisive misure di carattere nazionale e sviluppando accordi bilaterali con partner internazionali (“non siamo in dissenso sugli obiettivi, siamo in dissenso sul modo di raggiungere gli obiettivi”).

 

Clima a parte, la convergenza di vedute è stata ampia, con un tavolo di lavoro comune in cui Italia e USA hanno discusso di azioni da mettere in campo contro lo spreco alimentare, un fenomeno molto diffuso e preoccupante, che coinvolge l’intero pianeta e che da anni è al centro di mirate politiche da parte del governo italiano.

 

L’ultima nota positiva è infine il fatto che le emissioni prodotte dal G7 Ambiente saranno compensate attraverso uno degli strumenti previsti dal protocollo di Kyoto, sostenendo progetti di crescita economica ‘climate friendly’ in paesi in via di sviluppo. In questo modo le 250 tonnellate di CO2 prodotte dalla manifestazione saranno azzerate da installazioni di solare fotovoltaico in Bangladesh, programmi di sviluppo di energia rinnovabile in Pakistan e di distribuzione di lampade illuminazione a basso consumo in Ruanda.

INCONTRO CON I LIONS – CONFERENZA DELLA TERRA

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Un incontro molto bello con i Lions padovani, tra buon cibo e riflessioni importanti.

Io ho scelto di parlare di una tema a me molto caro, che ci coinvolge tutti: lo spreco alimentare.

La materia ambientale è molto vasta e comprende la tutela dell’ambiente, i rifiuti, i cambiamenti climatici, l’efficienza energetica, l’economia sostenibile, etc. Si tratta di temi tutti correlati ed egualmente importanti per capire il mondo contemporaneo ed immaginare soluzioni sistemiche ai problemi che abbiamo di fronte.

 

Oltre a questi argomenti, da pochi anni, grazie anche ad Expo 2015 di Milano (“Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”), è stato introdotto nel discorso pubblico il tema del cibo, in particolare della sua distribuzione iniqua e del suo spreco.

Noi parliamo tanto di fame nel mondo e sappiamo che ben 795 milioni di persone soffrono la fame, ma non ci rendiamo neanche conto di quanto cibo sprechiamo, anche nelle nostre case. Lo sapete, ad esempio, che tutto il cibo sprecato in Italia ogni anno vale 16 miliardi di euro (quasi l’1% del PIL), considerando l’intera filiera (produzione-distribuzione-mancato consumo)? (dati dell’Osservatorio Waste Watcher, rilevazione basata per la prima volta su test reali e non solo percettivi).

 

Tutto questo spreco ci costa due volte: è come se lo pagassimo doppio! Una prima volta con la produzione e l’utilizzo di risorse preziose (terra, acqua, tempo, etc.) e l’altra con le spese di smaltimento. Perché quando il cibo non viene consumato si trasforma inevitabilmente in un rifiuto da dover gestire. E quindi in un costo.

E’ importante, allora, dedicare attenzione a questi temi perché ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare la situazione. Con i suoi comportamenti virtuosi e la sua attenzione ad evitare gli sprechi, all’interno della propria casa.
Un paio di esempi? Fare sempre la lista della spesa per comprare soltanto le cose necessarie e gestire meglio il proprio frigorifero.

 

Oltre all’impegno privato, naturalmente, c’è quello pubblico. Il Ministero dell’Ambiente ha messo in campo diverse iniziative di sensibilizzazione e contrasto allo spreco, tra cui il progetto pilota del Family Bag, partito proprio da Padova, nel dicembre 2015, che ha coinvolto un centinaio di ristoratori a cui sono stati donati per il trasporto del cibo avanzato degli eleganti contenitori di materiali diversi – acciaio, alluminio, cartone, legno e plastica- frutto della collaborazione attivata con i Consorzi di recupero dei rifiuti. Si tratta di un modo originale di andare oltre il concetto un po’ “triste” del doggy bag, il sacchetto per il cane, evitando che tutto il cibo che viene avanzato negli esercizi pubblici diventi un rifiuto.
Dall’analisi dei dati, è emerso che la risposta data da ristoratori e clienti è stata molto buona ed in seguito il Family Bag è stato “istituzionalizzato” divenendo parte di una legge nazionale entrata in vigore lo scorso settembre (la n. 166/2016).

 

Dai ristoranti, passiamo alle abitazioni private, dove sappiamo che si concentra la maggior parte dello spreco alimentare (più della metà del totale). In che modo le famiglie italiane sprecano il cibo, quali comportamenti mettono in atto? Il Ministero dell’Ambiente per capire queste difficili dinamiche ha avviato il Progetto Reduce che sta avendo un’ importanza strategica poiché monitora attraverso dei diari i comportamenti di 400 famiglie campione. Sappiamo che lo spreco alimentare si consuma soprattutto tra le mura domestiche ma fino ad oggi nessuno è riuscito a determinarne l’entità e le dinamiche.
A metà febbraio in tre regioni italiane (Lazio, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna) è partita l’analisi dello spreco alimentare nel servizio di ristorazione scolastica in 85 scuole. La rilevazione avverrà secondo una metodologia che è stata messa a punto l’anno scorso sempre in seno al progetto Reduce e che prevede un diretto coinvolgimento degli studenti (ogni giorno a turno verranno coinvolte tutte le classi della scuola) in quanto in questo tipo di attività (il monitoraggio) è vista come un primo strumento di sensibilizzazione ed educazione degli studenti.

Dai primi rilevamenti effettuati su scuole campione (con il fine di testare la metodologia) è emerso che ogni giorno (a seconda del menù) viene sprecato cibo compreso tra il 20 e il 60% di quello che viene preparato (da 1/5 a quasi 2/3. Cioè 1 piatto di pasta su 5 o addirittura 2 piatti di pasta su 3 vanno a finire nel bidone della spazzatura dopo essere passati nel vassoio del bambino). Le principali ragioni che sono state addotte da bambini è la mancanza di fame (causa merende troppo abbondanti) oppure non gradimento dei piatti proposti (ad es. riso con la zucca, piselli, sformato di cavolfiore) aspetti che mettono in evidenza quanto elevata sia la “male-educazione” dei bambini ed indirettamente delle famiglie.

 

In materia ambientale più che in altre è importante la comunicazione. Se i concetti vengono veicolati correttamente i risultati si vedono. In questa direzione vanno le nostre iniziative e nell’ambito dello spreco abbiamo portato sostenuto un Premio che anche grazie ai suoi testimonial sta avendo larga eco nella stampa. E’ il Premio “Vivere a spreco zero”, un piccolo “Oscar della sostenibilità” assegnato a testimonial e ai migliori esempi di buone pratiche nel mondo della pubblica amministrazione, della scuola e dell’impresa. Proprio a Padova, lo scorso 28 novembre, sono stati premiati con questo riconoscimento lo scrittore e giornalista Paolo Rumiz, lo chef stellato Moreno Cedroni, il Comune di Parma, la Regione Piemonte e l’azienda Unitec. L’anno prima avevamo premiato sempre a Padova Susanna Tamaro.

 

Infine, ma forse è l’elemento più importante, l’educazione all’alimentazione è stata inserita nelle nuove linee guida sull’educazione ambientale del Ministero, con la convinzione che la sensibilizzazione dei più giovani è un passo indispensabile nel percorso verso un futuro orientato ad una maggiore sostenibilità e benessere.
Rafforzare la consapevolezza di questi problemi è fondamentale, così come sapere che ognuno di noi può fare qualcosa per migliorare l’ambiente, adottando uno stile di vita più ecocompatibile e gestendo meglio il suo vivere quotidiano. A cominciare dal frigo di casa.