Alla mostra “Venire alla luce” del Musme di Padova

venire-alla-luce_FB-1030x579Ieri ho partecipato all’inaugurazione al Musme, il Museo di Storia della Medicina in Padova, di una mostra sulle radici storiche della clinica ostetrica e ginecologica padovana e della sua collezione, dal titolo "Venire alla luce" - Dal concepimento alla nascita, che sarà visitabile fino al 10 giugno 2018. È nel 1765 che il bolognese Luigi Calza (1737-1784) ha fondato a Padova il primo Gabinetto Ostetrico, avviando la cattedra “De morbis mulierum, puerorum et artificum” e portando l’arte ostetrica a giorni felici. Con l’istituzione del primo gabinetto ostetrico e della scuola di ostetricia, due insegnamenti importanti per l’Università, si rese necessario provvedere alla fornitura di modelli anatomici ad uso didattico, al fine di favorire le esercitazioni pratiche di levatrici e studenti di medicina. Proprio quello che resta attualmente della cospicua collezione originaria è esposto oggi, in particolare 40 cere policrome che mostrano la fisiologia e la patologia dell’apparato genitale femminile e aspetti della gravidanza, del parto e del secondamento, e 22 crete colorate che illustrano le varie presentazioni e situazioni fetali, sia fisiologiche che patologiche. Completa il nucleo della collezione una raccolta di strumenti chirurgici iniziata da Rodolfo Lamprecht (1781-1860), con il quale nel 1819 viene fondata la Clinica Ostetrica, nel settecentesco Ospedale Civile di Padova. LRM_EXPORT_20171205_120006 Sono particolarmente felice di aver partecipato a un appuntamento così prestigioso per la città di Padova, anche perché il Musme rappresenta un perfetto esempio di spazio pubblico dedicato alla cultura scientifica che ne arricchisce l’offerta, con una struttura aperta alla popolazione e capace di iniziative innovative come quella di cui parlo oggi. AVZ_9951

A FICO per parlare di educazione alimentare con il SNPA

FICO Ieri alla Fondazione FICO a Bologna ho parlato di educazione alimentare con gli esperti del Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, ecco un mio saluto per questo occasione. I temi dell’educazione alimentare e le modalità per evitare lo spreco di cibo sono sempre più importanti dal punto di vista ambientale: infatti, al di là delle norme e della repressione a fare la differenza sono le buone pratiche che attecchiscono tra i cittadini: il cambiamento passa assolutamente per le persone e le organizzazioni di cui fanno parte. Lo spreco alimentare, come scritto nel recente rapporto proprio dell’ISPRA, con cui siamo oggi qui riuniti, se fosse una nazione sarebbe al terzo posto dopo Cina e USA, nella classifica degli Stati emettitori. L’educazione alimentare diventa quindi automaticamente ambientale, visto che gran parte dei nostri concittadini hanno perso il contatto con la stagionalità dei cibi, e per fare degli esempi cercano le arance d’estate e i pomodori d’inverno, portando un pesante aggravio in termini di emissioni in atmosfera per il trasporto di prodotti che sono e devono restare stagionali. C’è poi una questione di standardizzazione dei prodotti, agricoli ma non solo, visto che gran parte dei consumatori non riesce nemmeno a immaginare un frutto di dimensioni diverse da quelli che trova al supermercato. Infine, non possiamo tralasciare, tra le criticità emerse negli ultimi anni, la mancanza di indicatori omogenei, sia italiani che europei, per la definizione della problematica e di strumenti per la misurazione dell’efficacia degli interventi. In questo contesto sono sicura che il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente saprà rappresentare un valido riferimento per la definizione di una metodologia condivisa, che possa essere adottata su tutto il territorio nazionale ed essere proposta come riferimento in sede europea. Per questo, abbiamo assoluta necessità che a partire dal lavoro delle istituzioni pubbliche che sono riunite oggi, si riesca a diffondere tra i cittadini la consapevolezza di quanto sia importante per l’ambiente essere attenti alla propria alimentazione, se si vuole difendere il nostro patrimonio naturale e andare veramente verso stili di vita sostenibili. Oggi FICO rappresenta un esempio concreto da seguire, in quanto affianca la promozione dei nostri prodotti d’eccellenza alla diffusione di corrette abitudini alimentari da accompagnare a una sempre maggiore sobrietà dei nostri consumi.