SAMMONTANA E LA SVOLTA GREEN DEL BARATTOLINO

svolta green sammontana

 

“E’ per me motivo di grande soddisfazione testimoniare l’impegno da parte di un’azienda ad iniziare un percorso virtuoso e improntato al rispetto dell’ambiente come accade oggi qui in Sammontana. Una famiglia di imprenditori, che ha creato un marchio tra i più conosciuti e distribuiti nel mercato del gelato industriale, ha deciso di promuovere iniziative ed impegni volontari che si pongono in linea con le politiche governative nell’ambito del Protocollo di Kyoto e del “Pacchetto Clima-Energia” dell’Unione Europea, adottando un approccio di gestione integrato di analisi delle performance ambientali dei suoi prodotti, per definire così un innovativo sistema di “Sviluppo Sostenibile” unico attualmente nel settore della produzione di gelati. La Cop 21 di Parigi ha sicuramente dato un segnale molto forte sulla necessità di cambiamento e ha messo ognuno di noi di fronte alle proprie responsabilità: e oggi questa azienda italiana ha voluto cogliere questo segnale intraprendendo volontariamente un percorso di autoregolamentazione che rivoluzionerà sia la fase di produzione che di distribuzione del prodotto. Accadimenti come questo rappresentano anche per noi un momento di comunicazione importante per sensibilizzare un numero sempre maggiore di aziende italiane a operare una svolta green, adeguandosi a quelli che dovranno essere i modelli di sviluppo futuri che interesseranno l’intero ciclo di vita dei prodotti.”

 

Così Barbara Degani Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente alla firma del protocollo volontario Sammontana.

 

PREMIO VIVERE A SPRECO ZERO

SPRECO ZERO

 

“La nostra grande sfida è far coesistere la sostenibilità ambientale con la crescita economica. In un mondo in cui il Capitale naturale e le risorse sono limitate il loro spreco è un limite, una preoccupazione economica ma ancor di più una questione ambientale. L’incremento dei consumi globali e dello spreco mettono sotto pressione gli ecosistemi in cui viviamo. In questo scenario la prevenzione e la riduzione degli sprechi, in primis quelli alimentari, che portiamo avanti con il progetto Reduce, devono diventare quindi l’imperativo del nostro vivere quotidiano”.

 

SPRECO ZERO 2016: PRESENTATA LA 6^ EDIZIONE DELLA CAMPAGNA EUROPEA DI LAST MINUTE MARKET, PROMOSSA CON IL MINISTERO DELL’AMBIENTE NELL’AMBITO DEL PROGETTO “REDUCE”.

Promuovere e condividere le buone pratiche di prevenzione degli sprechi alimentari adottate sul territorio nazionale da soggetti pubblici e privati, valorizzando le esperienze più rilevanti e favorendone la diffusione e la replicazione sul territorio: questo l’obiettivo del Premio Vivere a Spreco Zero che per l’edizione 2016 prevede tre differenti categorie: Imprese, Amministrazioni Pubbliche e Scuole. La candidatura al Premio per la categoria imprese (sostenuta da Conapi) è aperta a tutte le aziende che vorranno autoproporsi e che negli ultimi 3 anni avranno promosso o sostenuto, all’interno della propria struttura e sul territorio in cui lavorano, misure, azioni o progetti in grado contrastare il fenomeno dello spreco alimentare. Oltre alle autocandidature verranno selezionati alcune imprese tra quelle che aderirono alla Consulta del PINPAS (250 membri appartenenti ad oltre 140 organizzazioni). Per la categoria Amministrazioni Pubbliche la selezione verrà condotta in seno agli oltre 600 firmatari della “Carta Spreco Zero” e tra gli aderenti all’Associazione Sprecozero.net. Nella categoria Scuole (sostenuta da Granarolo) la selezione di iniziative sarà condotta in seno ai 46 enti di formazione dell’associazione Scuola Centrale Formazione che agisce a livello nazionale e internazionale per la formazione professionale e transizione al lavoro, con circa 20.000 studenti di tutta Italia. Anche i cittadini potranno partecipare per la prima volta al Premio Vivere a Spreco Zero, grazie al nuovo contest #sprecozero in 140 caratteri una categoria che apre il Premio all’impegno personale, alle esperienze, alle pratiche sedimentate nel tempo o apprese grazie alla crescente sensibilizzazione sul tema. Ma anche a considerazioni, riflessioni estemporanee, foto-commenti, quote … Insomma, una categoria per condividere la questione della prevenzione e riduzione degli sprechi alimentari, facendone elemento di crescita sociale e di impegno comune. Saranno presi in considerazione tutti i tweet con #sprecozero #contest inviati fra il 15 settembre e il 15 ottobre 2016 I 20 tweet più interessanti secondo la Giuria 2016 del Premio saranno pubblicati sul sito della campagna e dei partner di riferimento. Fra questi sarà scelto il tweet vincitore, che porterà in dote al suo ideatore una fornitura di prodotti agroalimentari.

SPRECO ZERO, LE INIZIATIVE: I PICCOLI OSCAR DELLA SOSTENIBILITA’ IN ITALIA, A PAOLO RUMIZ E MORENO CEDRONI IL PREMIO VIVERE A SPRECO ZERO “TESTIMONIAL” 2016.

Spreco Zero 2016 propone molti dati, ma anche e soprattutto le buone pratiche con la 3^ edizione del Premio Vivere a Spreco Zero, i piccoli “Oscar” della sostenibilita’. Allo scrittore e giornalista Paolo Rumiz e allo chef Moreno Cedroni va innanzitutto il Premio Vivere a Spreco zero nella categoria Testimonial: saranno loro la guida individuata dalla campagna per un 2016 nel segno di un approccio e di un passo sostenibile nell’impronta che quotidianamente lasciamo viaggiando sul pianeta e nel segno della prevenzione dello spreco di cibo con i nostri comportamenti fra la dispensa, il frigo e la cucina.

 

RAPPORTO RIFIUTI SPECIALI ISPRA

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Secondo i dati forniti dal Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2016, realizzato da ISPRA, nel 2014 la produzione nazionale di rifiuti speciali si attesta a circa 130,6 milioni di tonnellate. Tra il 2013 ed il 2014, si rileva un decisivo aumento nella produzione totale di rifiuti speciali pari a oltre 6,1 milioni di tonnellate, e in termini percentuali al 5%.

Nel 2014, il maggior contributo alla produzione complessiva dei rifiuti speciali è dato dal settore delle costruzioni e demolizioni, con una percentuale pari al 39,7% del totale. le attività manifatturiere contribuiscono complessivamente per il 20,5% mentre la restante parte è coperta da rifiuti provenienti da attività di trattamento di rifiuti e attività di risanamento o da altre attività economiche.

I maggiori valori di produzione totale dei rifiuti speciali, tenuto conto delle dimensioni territoriali e della distribuzione del tessuto produttivo, si concentrano nel nord Italia con quasi 78,2 milioni di tonnellate (60% circa del dato complessivo nazionale). La produzione del Centro si attesta a oltre 23,4 milioni di tonnellate (17,9% del totale nazionale), mentre quella del Sud a quasi 29 milioni di tonnellate (22,2%).

Nel 2014 i rifiuti speciali gestiti in Italia sono 133,8 milioni di tonnellate, di cui 125,4 milioni di tonnellate (94%) sono non pericolosi e i restanti 8,3 milioni di tonnellate (6%) sono pericolosi.

Nel complesso, nel 2014, i rifiuti speciali sottoposti ad operazioni di recupero di materia ed energia sono pari a 85,5 milioni di tonnellate mentre quelli avviati ad operazioni di smaltimento, sono circa 32,9 milioni di tonnellate.

RIFLESSIONI

La crescita della produzione dei rifiuti speciali, imputabile quasi esclusivamente alle attività produttive, dimostra una ripresa, seppur modesta, dell’economia italiana con un aumento della produzione.

Il numero complessivo dei rifiuti speciali prodotti risulta essere ancora elevato, ne consegue pertanto che si consumano ancora troppe risorse naturali con gravi minacce per l’ambiente. La produzione dei rifiuti è un indicatore che misura l’impoverimento delle risorse naturali, esiste in effetti una stratta correlazione tra la quantità di rifiuti che si producono e la perdita di risorse naturali e l’inquinamento.

Bisogna abbandonare l’approccio tradizionale che ha contraddistinto le economie occidentali del “prendi, produci, consuma e butta” che ha creato una ricchezza enorme ma che ha lasciato una eredità molto pesante: la Terra si sta riscaldando, le specie scompaiono e le risorse da cui dipendiamo stanno diventando sempre più scarse.

Spostarsi verso un’economia circolare può essere la chiave di volta per rompere questi schemi e creare nuovi paradigmi di sviluppo. Invece di un processo lineare che va dall’estrazione alla produzione alla discarica il modello di economia circolare mantiene i materiali e il valore in circolazione all’interno del sistema economico il più a lungo possibile in modo da minimizzare le perdite.

Rivedere le norme sulla gestione dei rifiuti in sinergia con le politiche di prodotto e incentivare lo sviluppo di mercati per le materie prime secondarie: sono questi gli ambiti chiave della “catena del valore” su cui punta la Commissione europea e l’Italia, essenziali per ”chiudere il cerchio” dell’economia circolare.

Occorrono quindi nuove norme in materia di riutilizzo, di sottoprodotti e di riduzione dei rifiuti alla fonte, provvedimenti già in fase di approfondimento nel nostro Ministero anche grazie al prezioso supporto dell’ISPRA.

Occorre lavorare aggiornare e potenziare il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti approvato nel 2013 e contestualmente attuare con decisione le misure previste nei Piani regionali di prevenzione.

In questo momento di transizione l’Italia può recitare un ruolo di protagonista.

Sono infatti sempre più numerose le esperienze di gestione sostenibile dei rifiuti fondate su raccolte differenziate porta a porta, riciclaggio, sistemi di tariffazione puntuale, riuso e politiche locali di prevenzione.

L’Italia e uno dei paesi leader in Europa nel riciclo industriale, con una forte industria di preparazione al riciclo e – soprattutto – con una industria manifatturiera già vocata al riciclo.

L’industria manifatturiera ha una esperienza storica di uso dei maceri e dei cascami in tanti settori (alcuni dei quali, come il cardato tessile, ormai declinati) che ha favorito lo sviluppo di un mercato interno.

Fino a ieri, forse, era mancato in Italia quel fattore sistemico – ad esempio di sostegno pubblico attraverso il green procurement e indirizzi alla ricerca tecnologica – che è invece intervenuto in paesi europei come Germania e Regno Unito.

Proprio per questo abbiamo voluto fortemente inserire nel collegato ambientale l’obbligo per tutte le stazioni appaltanti di inserire i Criteri Ambientali Minimi nella documentazione di gara per acquisto di lampade, alimentatori, pc, stampanti, fotocopiatrici, cartucce, toner, illuminazione, riscaldamento e raffreddamento ecc

L’Italia può essere il capofila in Europa di questo processo di sviluppo innovativo proprio perché può fare tesoro delle esperienze già maturate e della capacità di innovazione dei nostri imprenditori.

Questa è l’occasione migliore che abbiamo per trasformare la nostra società e per generare vantaggi competitivi nuovi e sostenibili per le industrie italiane.

Singolarmente però non ce la possiamo fare, nessuno ce la può fare!, ed è per questo che occorre un Patto tra i cittadini, le istituzioni e le imprese a partire dalle virtuose esperienze positive già presenti nel nostro Paese.

LINK ESTRATTO

GIRO D’ITALIA RIDE GREEN RISULTATI E PREMIAZIONI

 

PREMIATA MODENA DAL DIRETTORE GENERALE RCS E BARBARA DEGANI
PREMIATA MODENA DAL DIRETTORE GENERALE RCS E BARBARA DEGANI

“Voglio esprimere grande soddisfazione per la buona riuscita del Progetto Ride Green legato al Giro d’Italia che Rcs assieme alla cooperativa Erica hanno portato a termine con risultati molto interessanti. Ai Comuni premiati per essersi particolarmente distinti quanto a raccolta differenziata, riciclo e riuso  va anche il mio ringraziamento per il lavoro fatto, ma il vero risultato di questa iniziativa, dal mio punto di vista, sta nell’aver introdotto una buona pratica, un precedente, in una manifestazione sportiva molto popolare come il Giro d’Italia. In tutti i Comuni e le città toccate da questa manifestazione è stato fatto un lavoro che va al di là delle singole tappe, ovvero un’opera di sensibilizzazione che probabilmente raccoglierà i suoi frutti anche in futuro. Ride Green ha fatto capire l’importanza della raccolta differenziata, del riciclo e riuso lavorando assieme, e a fianco degli  enti locali e delle società normalmente preposte a questo compito. Mi auguro che questa iniziativa venga replicata e che a questa se ne aggiungano molte altre, in ambito sportivo e non, utili a farci raggiungere i risultati, i target di raccolta differenziata che ci siamo dati di fronte all’Europa”.

 

 

DEGANI AL SIMPOSIO INTERNAZIONALE WWF

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Nel dicembre scorso nella capitale francese è stato adottato un accordo che rappresenta una grande nuova rivoluzione in quanto l’accordo segna il punto di svolta verso una profonda modifica del modello di sviluppo del pianeta.

Ciò che è accaduto nella capitale francese è destinato a modificare in maniera decisiva e definitiva meccanismi ed equilibri mondiali.

E chi prima si renderà conto appieno del nuovo ciclo epocale che si è aperto, più e meglio degli altri potrà cogliere le enormi opportunità che il nuovo sviluppo, lo sviluppo sostenibile, il mondo de-carbonizzato, offrirà all’economia, alle imprese, al mondo del lavoro.

 

Opportunità che sono già attuali.

Il rapporto mondiale sulla green economy ha confermato che gli investimenti in energie rinnovabili a livello globale nel 2015 hanno stabilito un nuovo record.

Sono stati spesi 329 miliardi di dollari per impianti di energia pulita con una crescita del 4% rispetto al 2014.

Un record ottenuto con il petrolio a prezzi bassissimi a indicare che l’incremento delle fonti di energia rinnovabile non è più legato al costo degli idrocarburi ma è legato a dinamiche diverse, quelle dello sviluppo di un nuovo sistema energetico mondiale sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale e competitivo dal punto di vista economico.

Una tendenza che l’accordo di Parigi rende irreversibile.

 

A Parigi infatti è accaduto quello che in 20 conferenze mondiali sul clima, cominciate negli anni ’90, non si era riusciti a fare: siglare una intesa in cui tutti e 195 i paesi del mondo si impegnano a tagliare le emissioni di gas serra, e cioè a muoversi, nella prospettiva di pochi decenni, verso la un’economia che non usa più combustibili fossili.

Questo dipeso certamente dalla cresciuta la consapevolezza collettiva su questo tema, perché la pressione dell’opinione pubblica sui governi  è stata forte e incisiva.

Questi discorsi valgono per l’occidente, per i regimi democratici, dove esistono libertà di parola e di espressione e i movimenti ecologisti sono attrezzati e agguerriti.

Ma io credo che ci sia stata una spinta più forte e che ha condizionato tutti, in ogni paese, a prescindere dalle condizioni economiche e dai regimi politici e che sia stata la spinta della Terra.

 

Se guardiamo le cronache degli ultimi 5 anni ci accorgiamo che abbiamo vissuto un continuum di sciagure ed eventi estremi e che non vi è stato angolo del pianeta risparmiato da queste devastazioni.

Noi qui in Italia abbiamo assistito negli ultimi anni ad un incremento impressionante per frequenza ed intensità delle sciagure legate al dissesto idrogeologico.

I cambiamenti climatici dopo essere stati per troppo tempo sottovalutati hanno imposto drammaticamente la loro centralità e indotto finalmente quel cambio di marcia e di prospettiva che ha consentito di sbloccare una situazione negoziale che dal protocollo di Kyoto in poi era paralizzata.

Una paralisi che era in primo luogo culturale.

 

L’effetto serra è affrontabile solo se tutti contribuiscono e, soprattutto, se contribuiscono a tagliare i gas serra i maggiori emettitori: Cina e Stati Uniti.

Questo è stato il salto di qualità culturale che ha consentito di arrivare all’accordo di Parigi con un pacchetto di misure nazionali che rappresentano uno sforzo collettivo di tutto il pianeta per affrontare il problema.

Naturalmente esistono responsabilità differenziate e, quindi, impegni differenziati.

Esiste una visione solidale che assegna ai paesi più ricchi l’onere di contribuire allo sviluppo sostenibile dei paesi poveri, con risorse per l’adattamento dei territori più vulnerabili agli eventi estremi, con il trasferimento di tecnologie per consentire, in primo luogo in campo energetico, uno sviluppo sociale ed economico svincolato dall’uso dei combustibili fossili.

Questo è lo snodo economico fondamentale dell’intesa di Parigi.

Questa è la sfida che non è la sfida di domani, ma quella di oggi.

Quella che innesca anche uno sviluppo economico durevole dei territori mondiali maggiormente depressi.

Appare a tutti evidente che la partita dei grandi numeri delle emissioni non si gioca in Europa, ed in generale in occidente.

La partita si gioca in Africa e soprattutto in Asia, ma si gioca con le tecnologie e le risorse occidentali ed europee in particolare.

Il percorso che 195 paesi del mondo hanno delineato a Parigi è una sorta di doppio binario: da un lato vanno ridotte le emissioni, dall’altro va costruito un modello di sviluppo senza le emissioni.

Esistono due terzi degli abitanti del Pianeta che hanno condizioni e qualità di vita di gran lunga peggiori delle nostre.

Questa maggioranza di umanità deve essere messa in condizioni di migliorare la propria qualità di vita.

L’alternativa è una escalation di tensioni internazionali, cui già in parte assistiamo e la crescita esponenziale dei migranti climatici che potrebbero essere nei prossimi anni 250 milioni.

É necessario quindi che l’accordo sul clima sia equo, Papa Francesco ha insistito particolarmente su questo punto nella sua “Laudato Sì” che a mio avviso ha dato la spinta decisiva, la spinta morale e politica più alta e autorevole verso il raggiungimento dell’intesa.

E l’Intesa di Parigi raccoglie in pieno questo aspetto strategico socio-politico.

Sono cento i miliardi di dollari che ogni anno andranno a finanziare lo sviluppo sostenibile dei paesi poveri.

Perché dove c’è bisogno di energia per lo sviluppo del lavoro, delle imprese, dell’agricoltura, per scuole e ospedali, questa energia dev’essere energia pulita.

L’intesa di Parigi segna quindi una via dello sviluppo nuova e diversa, imperniata sul risparmio delle risorse, sull’economia circolare in cui le materie prime non si sprecano più ma si riusano e riciclano, un sistema energetico basato sulle energie rinnovabili che a fine secolo dovrebbero aver totalmente sostituito i combustibili fossili.

Per far ciò è necessaria grande e coesa e costante volontà politica, ma anche grande ricerca tecnologica, grande capacità di esportare e disseminare conoscenze e buone pratiche e di dettare professionalità nuove.

Noi europei siamo stati in questi ultimi anni, e quindi a Parigi, la forza trainante verso un accordo ambizioso che abbiamo definito differenziato, giusto, durevole, dinamico, equilibrato e giuridicamente vincolante.

Ora dobbiamo prepararci ad attuare questo accordo, certamente con politiche nazionali coerenti, che abbiamo già avviato e che conosceranno il loro inquadramento organico nel sistema quadro del collegato ambientale.

Io sono convinta che la parte più attenta, la parte più moderna, la parte che guarda più lontano verso il futuro della società italiana ed europea ha già colto fino in fondo il senso della rivoluzione culturale economica ed “energetica” che è stata avviata e si sta attrezzando per assecondarla e sfruttarne spazi e opportunità.

 

A Parigi è iniziato il futuro.

L’Italia può, vuole e saprà esserne protagonista.

 

TERZO FORUM RIFIUTI LEGAMBIENTE

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“L’economia circolare è un importante pacchetto comunitario sul quale stiamo lavorando e speriamo di vedere finalmente una posizione univoca in Europa sia da parte del Consiglio che del Parlamento”. Lo ha affermato il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani in occasione del terzo Forum Rifiuti di Legambiente. “E’ fondamentale che si inizi subito – ha aggiunto – proprio perchè vogliamo raggiungere i target che ci siamo proposti, perchè questo fa bene sia all’ambiente sia all’economia. C’è un nuovo modo di fare economia, l’economia circolare appunto”

VIDEO INTERVISTA

 

GESTIONE RISCHIO IDROGEOLOGICO: PRASSI E PROSPETTIVE

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La fragilità del territorio italiano, il livello raggiunto nel consumo di suolo e il rischio idrogeologico costituiscono un insieme di criticità che determina una strutturale debolezza economica e una costante fonte di tensione sociale.

Fenomeni estremi sono ricorrenti nel nostro paese fin da tempi molto lontani, anche se il cambiamento climatico ci obbliga a confrontarci con una frequenza ben diversa e con una intensità a cui non eravamo minimamente abituati e impone,quindi, un diverso approccio alla gestione degli stessi.

Tutto ciò rende necessario e urgente esaminare i diversi aspetti dello stesso problema con una interdipendenza mai affrontata finora e ciò deve avvenire sia sul piano tecnico che su quello politico.

Le scienze legate alla meteoclimatologia, quelle che affrontano i temi inerenti l’idraulica vanno fatte interagire fra loro e con l’urbanistica, la statistica e l’economia, anche per comprendere davvero la sostenibilità dei costi di carattere economico e sociale dell’agire e del non agire.

La comunicazione stessa, in tutti i suoi aspetti, va messa in relazione al resto, sia nella necessaria diffusione delle conoscenze, sia nel momento delicatissimo e difficile di gestione dell’allerta e di comunicazione del rischio non soltanto nei confronti delle istituzioni pubbliche ma anche dei cittadini.

Su questi temi è necessario che governance tecnica e politica lavorino insieme esprimendo sinergie inusuali, a partire dalla formazione delle professioni fino al governo dei fenomeni, esprimendo concretamente il passaggio dalla cultura della emergenza a quella della prevenzione.

Il contrasto al dissesto idrogeologico è una priorità assoluta di questo governo.

Il 3 marzo 2016 nei Comitati istituzionali Integrati presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, sono stati approvati i Piani di Gestione delle acque e del rischio alluvioni dei distretti idrografici nazionali.

L’approvazione dei Piani di Gestione delle acque e del rischio alluvioni è un traguardo importantissimo in quanto stabilisce un nuovo quadro di strategie e linee d’azione di area vasta che copre l’intero territorio nazionale per il raggiungimento degli obiettivi ambientali stabiliti dalla Direttiva 2000/60/CE e degli obiettivi di gestione del rischio di alluvioni stabiliti dalla Direttiva 2007/60/CE.

Solo attraverso la conoscenza e l’aggiornamento del quadro conoscitivo della pericolosità e del rischio si può infatti sapere dove e come intervenire e con quale priorità.

1)esigenza di una solida e condivisa base di dati. Tale obiettivo, sul quale c’è ancora molto da lavorare, si può concretizzare su due principali filoni di attività: mettere a sistema quanto finora fatto in termini di raccolta dati, e rilanciare e sostenere le iniziative più virtuose ed efficaci.

2) Mettere a sistema. Forte affermazione della centralità del Geoportale Nazionale come piattaforma di scambio dei dati e infrastruttura di riferimento per la diffusione e la condivisione, in accordo con le indicazioni della Direttiva INSPIRE.

3) Sostenere le iniziative più virtuose. Rilancio del progetto IFFI, che ha come obiettivi il censimento delle frane sul territorio nazionale secondo modalità standardizzate e condivise, e che offre uno strumento conoscitivo di base per la valutazione della pericolosità da frana, per la pianificazione territoriale e per la programmazione degli interventi di difesa del suolo.

Accanto al tema della base dati e agli aspetti di quadro conoscitivo, il secondo aspetto che si vuole citare in questa occasione è la connessione che deve instaurarsi tra Piano di gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) e la gestione del complesso dei fenomeni di dissesto. Il PGRA non deve essere visto come “un altro (ennesimo) Piano”, ma come “il Piano di Riferimento” per l’approccio complessivo di contrasto ai dissesti, basandosi sullo stesso tipo di approccio, ovvero sull’articolazione di Protezione, Prevenzione e Preparazione; e costruendo sul PGRA le altre specifiche componenti di pianificazione relative alla gestione del pericolo frane, alla gestione dei sedimenti, e, non ultima, alla gestione integrata e fortemente correlata delle acque nei suoi aspetti qualitatitivi e quantitativi – ovvero, con i contenuti e le azioni del Piano di Gestione delle Acque.

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NASCE LA PIATTAFORMA DELLE CONOSCENZE

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Portale ministero raggruppa ‘best practices’, il sottosegretario: “Progetti di altissimo livello, in ambiente copiare le cose buone aiuta tutti”

Roma, 14 giu – “Da oggi inizia un percorso virtuoso di conoscenza e di condivisione delle ‘best practices’ ambientali: in questo campo copiare le cose buone non solo non è disonorevole, ma fa bene all’ambiente e a tutti noi”. Lo afferma il sottosegretario all’Ambiente Barbara Degani, nella conferenza di inaugurazione della “Piattaforma delle Conoscenze” (www.pdc.minambiente.it), il nuovo portale collegato al sito del ministero, realizzato dalla Direzione generale per lo Sviluppo sostenibile, il danno ambientale e per i rapporti con l’Unione europea e gli organismi internazionali (SVI) del Ministero dell’Ambiente diretta da Francesco La Camera, che raggruppa in otto ambiti le migliori pratiche per l’ambiente e il clima realizzate con i fondi comunitari.

“In questi anni  – osserva Degani – sono stati finanziati progetti di altissimo livello, ma non sono state spesso utilizzate tutte le risorse spendibili. Con questa Piattaforma, fortemente voluta dal ministro Galletti, vogliamo creare un ‘network’ di buone pratiche, peraltro ritenute tali dalla Commissione Ue, ma allo stesso tempo avere ricadute positive nei programmi di finanziamento sui temi ambientali. Questo nuovo strumento – conclude il sottosegretario – ci aiuta concretamente anche nell’attuazione degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030”.

Aree
Acqua
Aria
Energia

– See more at: http://www.minambiente.it/notizie/ambiente-ecco-piattaforma-conoscenze-degani-percorso-virtuoso-di-condivisione#sthash.tIpmQlsC.dpuf

 

FESTIVAL DELLE BASSE: I CONTRATTI DI FIUME

CONTRATTI DI FIUME

 

L’acqua è un elemento centrale della nostra esperienza, l’acqua è un mezzo di produzione di energia, favorisce i trasporti e lo sviluppo socio economico dei territori che attraversa.

È un elemento in grado di creare reti, connessioni, unire culture e definire luoghi, paesaggi, favorire sport, tempo libero e vita sociale, ospitare qualità ambientali, habitat, reti ecologiche e molto altro.

L’acqua, sotto forma di fiumi, travalica i territori, i confini amministrativi, gli stati è locale e globale allo stesso tempo.

Parlare di acqua vuol dire anche parlare di una forza naturale che può far paura, in grado di portare enormi devastazioni.

La gestione dei territori fluviali implica una moltitudine di interazioni e necessita di un approccio integrato, multidimensionale, rivolto a più discipline e a più stakeholder.

Partendo da tali presupposti, sta maturando in diverse pubbliche amministrazioni l’esigenza di individuare strategie multi-obiettivo e partecipate di gestione organica dei bacini idrografici, incentrate sul recupero del valore identitario del fiume e tese a portare a sistema gli interessi in gioco, individuando soluzioni integrate di miglioramento degli ambienti fluviali e della qualità della vita.

In questo ambito i contratti di fiume sono introdotti in quanto strumento attraverso cui realizzare il passaggio da politiche settoriali e tecnocratiche a politiche integrate di riqualificazione ecologica, fruitiva e paesistica dei bacini fluviali e lacustri.

Come Ministero dell’Ambiente crediamo molto a questo

strumento di governance che si sta sempre più diffondendo in tutto

il Paese tant’è che con l’approvazione del Collegato Ambientale

abbiamo riconosciuto i Contratti di Fiume a livello legislativo (art.

68-bis del D.L.vo 152/2006).

 

Ma il Contratto di Fiume non deve essere inteso come un processo che interessa solo tecnici, esperti e amministratori, ma che chiede necessariamente il coinvolgimento di intere comunità locali e singoli cittadini che ne sono promotori e co – responsabili.

Il cuore dei contratti di fiume è dunque il coinvolgimento del territorio e in questa visione tutti gli strumenti utili a garantire una partecipazione vera, diffusa e fattiva e tra questi vi è anche l’educazione ambientale e il coinvolgimento delle scuole, diventano elementi imprescindibili.

Non si può nascondere che le esperienze condotte fino ad oggi tuttavia hanno evidenziato oggettive difficoltà nello sviluppare un percorso reale e fattivo di partecipazione e di decisione, che comunque speriamo possa essere facilitato non solo dal proseguimento dell’impegno del ministero con la comunità dei Contratti di Fiume ma anche dall’intenso lavoro che si sta portando avanti per l’educazione ambientale.

D’altra parte i contratti di fiume già avviati in Italia dimostrano che tale approccio, comportando una responsabilità collettiva e rispondendo ad esigenze locali, consente il raggiungimento di obiettivi e risultati durevoli.

 

2 GIUGNO FESTA DELLA REPUBBLICA A PADOVA

2 GIUGNO PADOVA

 

Oggi celebriamo i 70 anni della nostra Repubblica, un’età che solo fino a poco tempo fa sembrava veneranda, come si usava dire, ma che oggi è di gran lunga al di sotto delle aspettative di vita di ognuno di noi, una delle aspettative di vita più lunghe al mondo, che pone il nostro Paese tra le posizioni di testa nel mondo, in questa particolare e significativa classifica.

È un indicatore, un dato che ci racconta tutta la faticosa strada che abbiamo compiuto dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri. Non è stato un cammino sempre facile, abbiamo attraversato periodi anche bui, difficili, dolorosi, periodi nei quali l’Italia ha dovuto confrontarsi con terrorismo, mafia, stragi e attentati, confronto dal quale è riemersa, unita, passo dopo passo più forte.

In questi 70 anni ogni aspetto, ogni livello della nostra vita è cambiato, si è evoluto, nel mondo del lavoro, nella sanità, nelle relazioni sociali, negli aspetti economici e produttivi e ancora, di più, abbiamo saputo imporci, salire alla ribalta internazionale in tantissimi campi, dando dell’italianità un’immagine consolidata, positiva, forte ponendo il made in Italy all’attenzione di tutti.

70 anni è anche il periodo più lungo senza guerra che il suolo italico abbia mai conosciuto, il periodo nel quale le nostre Forze Armate, alle quali doveroso deve andare il riconoscimento, hanno consolidato il concetto di sovranità portando la loro straordinaria capacità in operazioni internazionali di pace, in tragici teatri di guerra ai quattro angoli della terra. Addestriamo Forze di Polizia, in Paesi che con fatica e sangue cercano di uscire dal loro stato di arretratezza puntando a elevarsi, a emergere portando i loro popoli a nuovi livelli di benessere.

Anche qui abbiamo saputo essere all’altezza del compito, anche qui siamo riusciti, tutti assieme perché le Forze Armate e Forze dell’Ordine sono formate dal popolo e rappresentano il popolo, anche qui dicevo abbiamo ottenuto plauso, abbiamo saputo essere di esempio.

In questi 70 anni il mondo è cambiato, lentamente l’Europa si è unita, anche se con il grande limite di un’unione economica più che politica; la cortina di ferro, che la lacerava spaccandola a metà, è caduta e ora possiamo muoverci con tantissima libertà in quel continente che unico più che essere geografico è innanzitutto culturale, fondato su radici comuni che si sono diffuse sempre più nel mondo, principi come quelli della democrazia, della sovranità del popolo del valore del diritto e dei diritti umani e nuovamente, uscendo da una dittatura, da una guerra durissima e devastante, l’Italia è stata protagonista ed esempio.

Il mio compito come rappresentante delle Istituzioni italiane, in questo 2 giugno 2016, non è quello di raccontare in modo aulico e pomposo una sequela di dati, di informazioni positive, desidero però, anche per il clima che a livello internazionale caratterizza questo periodo, desidero dicevo evidenziare come i risultati positivi sin qui raggiunti poggino le loro solide basi sul lavoro, sulla vita di cittadini onesti, presenti in grande numero, la maggioranza assoluta. Infatti, accanto a casi riprovevoli di autentica truffa nei confronti dello Stato, perpetrati tanto nel pubblico quanto nel privato, abbiamo esempi di imprenditori, di volontari, di servitori dello Stato che costituiscono la sana colonna vertebrale che sostiene il corpo, che permette all’Italia di continuare a camminare.

Le tante crisi che abbiamo vissuto nel passato più recente e che stiamo vivendo, crisi internazionali, penso alla crisi economica, che ha devastato i sistemi di tutti i Paesi del mondo causando disoccupazione, fallimenti, un abbassamento consistente del benessere; ma penso anche agli stati in guerra, penso alle profonde diseguaglianze sociali ed economiche diffuse in tutti i continenti, alla bassa aspettativa di vita che caratterizza ancora moltissimi, troppi Paesi; oppure ancora, penso alle devastazioni ambientali che rendono invivibili enorme aree geografiche, così come alle ondate migratorie create da questi fenomeni e che costituiscono crisi che impongono profondi ripensamenti sul funzionamento delle istituzioni nazionali e internazionali, crisi che rendono urgenti evoluzioni non più procrastinabili, non più demandabili a future soluzioni, crisi che vengono urlate, sfruttate ma che invece richiedono gestioni e, forse soprattutto, richiedono un ritorno della centralità della politica rispetto all’economia.

I limiti che soluzioni esclusivamente economiche conducono con se’, anche in quell’Europa che pare avanzatissima, trasformano l’essere umano in una pura entità statistica, si parla nuovamente di barriere, se ne costruiscono come se la storia non ci avesse insegnato nulla sulla loro inutilità, il principio di mors tua vita mea, paradigma dell’egoismo, diviene principio politico di base sul quale impostare non soluzioni ma proteste mentre, invece, è proprio di soluzioni che abbiamo bisogno, di concretezza, dobbiamo ritrovare le mete, gli obiettivi, dobbiamo tracciare nuove strategie, percorre nuove strade, putare al futuro.

Così, in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, dobbiamo recuperare il senso etimologico della parola Repubblica, Res Publica, quel senso di bene comune di appartenenza che ci ha permesso di arrivare a essere quel grande Paese che siamo.

Imprenditori, dipendenti pubblici e dipendenti privati, Forze Armate, Forze dell’Ordine, giovani, uomini e donne, tutti assieme componiamo quel Popolo che nella nostra Costituzione è sovrano, che nella nostra Costituzione costituisce la base necessaria per la salvaguardia di tutte le dimensioni del nostro esistere, dalla libertà all’autorealizzazione.

 

Così, in occasione delle celebrazioni della festa della Repubblica, dei 70 anni della Repubblica, nella nostra Padova, nella mia Padova che tanto ha dato, in una storia millenaria, ringraziando ognuno di voi e ognuna delle dimensioni sociali che rappresentate, desidero indicare proprio il futuro come meta da raggiungere assieme; voglio richiamare un altro dei fondamentali valori presenti nella nostra carta costituzionale, il lavoro e, unendo quell’assieme, il Bene comune, la Res Publica, la sovranità del popolo, il lavorare, voglio dire che la comunità di Padova accetta di affrontare le sfide del presente per risolverle, per costruire il futuro.