Alla mostra “Venire alla luce” del Musme di Padova

venire-alla-luce_FB-1030x579Ieri ho partecipato all’inaugurazione al Musme, il Museo di Storia della Medicina in Padova, di una mostra sulle radici storiche della clinica ostetrica e ginecologica padovana e della sua collezione, dal titolo “Venire alla luce” – Dal concepimento alla nascita, che sarà visitabile fino al 10 giugno 2018.

È nel 1765 che il bolognese Luigi Calza (1737-1784) ha fondato a Padova il primo Gabinetto Ostetrico, avviando la cattedra “De morbis mulierum, puerorum et artificum” e portando l’arte ostetrica a giorni felici. Con l’istituzione del primo gabinetto ostetrico e della scuola di ostetricia, due insegnamenti importanti per l’Università, si rese necessario provvedere alla fornitura di modelli anatomici ad uso didattico, al fine di favorire le esercitazioni pratiche di levatrici e studenti di medicina. Proprio quello che resta attualmente della cospicua collezione originaria è esposto oggi, in particolare 40 cere policrome che mostrano la fisiologia e la patologia dell’apparato genitale femminile e aspetti della gravidanza, del parto e del secondamento, e 22 crete colorate che illustrano le varie presentazioni e situazioni fetali, sia fisiologiche che patologiche. Completa il nucleo della collezione una raccolta di strumenti chirurgici iniziata da Rodolfo Lamprecht (1781-1860), con il quale nel 1819 viene fondata la Clinica Ostetrica, nel settecentesco Ospedale Civile di Padova.

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Sono particolarmente felice di aver partecipato a un appuntamento così prestigioso per la città di Padova, anche perché il Musme rappresenta un perfetto esempio di spazio pubblico dedicato alla cultura scientifica che ne arricchisce l’offerta, con una struttura aperta alla popolazione e capace di iniziative innovative come quella di cui parlo oggi.

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A FICO per parlare di educazione alimentare con il SNPA

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Ieri alla Fondazione FICO a Bologna ho parlato di educazione alimentare con gli esperti del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, ecco un mio saluto per questo occasione.

I temi dell’educazione alimentare e le modalità per evitare lo spreco di cibo sono sempre più importanti dal punto di vista ambientale: infatti, al di là delle norme e della repressione a fare la differenza sono le buone pratiche che attecchiscono tra i cittadini: il cambiamento passa assolutamente per le persone e le organizzazioni di cui fanno parte. Lo spreco alimentare, come scritto nel recente rapporto proprio dell’ISPRA, con cui siamo oggi qui riuniti, se fosse una nazione sarebbe al terzo posto dopo Cina e USA, nella classifica degli Stati emettitori.

L’educazione alimentare diventa quindi automaticamente ambientale, visto che gran parte dei nostri concittadini hanno perso il contatto con la stagionalità dei cibi, e per fare degli esempi cercano le arance d’estate e i pomodori d’inverno, portando un pesante aggravio in termini di emissioni in atmosfera per il trasporto di prodotti che sono e devono restare stagionali.

C’è poi una questione di standardizzazione dei prodotti, agricoli ma non solo, visto che gran parte dei consumatori non riesce nemmeno a immaginare un frutto di dimensioni diverse da quelli che trova al supermercato.

Infine, non possiamo tralasciare, tra le criticità emerse negli ultimi anni, la mancanza di indicatori omogenei, sia italiani che europei, per la definizione della problematica e di strumenti per la misurazione dell’efficacia degli interventi. In questo contesto sono sicura che il Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente saprà rappresentare un valido riferimento per la definizione di una metodologia condivisa, che possa essere adottata su tutto il territorio nazionale ed essere proposta come riferimento in sede europea.

Per questo, abbiamo assoluta necessità che a partire dal lavoro delle istituzioni pubbliche che sono riunite oggi, si riesca a diffondere tra i cittadini la consapevolezza di quanto sia importante per l’ambiente essere attenti alla propria alimentazione, se si vuole difendere il nostro patrimonio naturale e andare veramente verso stili di vita sostenibili.

Oggi FICO rappresenta un esempio concreto da seguire, in quanto affianca la promozione dei nostri prodotti d’eccellenza alla diffusione di corrette abitudini alimentari da accompagnare a una sempre maggiore sobrietà dei nostri consumi.

All’Assemblea Generale di Alis per parlare di trasporti e ambiente

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Oggi ho avuto il piacere di intervenire all’Assemblea generale dell’Alis, l’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile, per parlare dell’importanza del trasporto sostenibile per l’ambiente e dell’educazione ambientale che è alla base di ogni cambiamento. Ecco alcune delle domande che mi sono state rivolte e delle risposte che ho dato su temi fondamentali per la tutela ambientale nel nostro paese.

Secondo lei, qual è oggi il quadro dell’educazione ambientale in Italia? Vi è la giusta sensibilità verso le tematiche ambientali?

Mi piacerebbe cominciare a rispondere dall’ultima domanda. In questi anni, nel corso della mia esperienza da sottosegretario, ho girato tanto per l’Italia e ho avuto la fortuna di poter scoprire realtà e sensibilità in tema ambientale che mi hanno impressionato favorevolmente. I ragazzi, il mondo imprenditoriale, la gente tutta sono molto attenti alle tematiche ambientali: si informano, approfondiscono aspetti di attualità e soprattutto propongono con esempi pratici modelli di sviluppo nuovi e compatibili con l’ambiente esterno. È chiaro ed evidente che in tutto ciò l’educazione ambientale o meglio, mi piace chiamarla educazione allo sviluppo sostenibile recita, un ruolo strategico. L’educazione allo sviluppo sostenibile è infatti, a mio avviso, il fondamento necessario per rendere i cittadini consapevoli delle questioni legate all’acqua, al clima, alla qualità dell’aria, all’ambiente tutto insomma e per favorire nuovi stili di vita più sobri e rispettosi del creato. Per queste ragioni, da quando mi sono insediata, ho voluto riprendere in mano, insieme al MIUR, le Linee guida sull’educazione ambientale, riscrivendole e attualizzandole e facendo sì che ne nella riforma della “Buona scuola” le ore di cittadinanza attiva diventassero anche “responsabili e sostenibili”. Con orgoglio inoltre, posso dire che lo scorso anno, nel mese di novembre, a distanza di 16 anni abbiamo promosso come Ministero dell’Ambiente la seconda conferenza nazionale sull’Educazione allo sviluppo sostenibile, appuntamento che ha visto la partecipazione di oltre 200 addetti ai lavori, che hanno lavorato per una giornata intera su 12 tematiche differenti e hanno proposto una carta di intenti che è stata sottoscritta dai Ministri dell’Ambiente e dell’Istruzione. Nel corso di quest’ultimo anno stiamo dando attuazione agli impegni presi con la sottoscrizione della Carta, anche attraverso il finanziamento di progetti specifici con le risorse del PON Scuola 2014-2020.

Atteso che l’impatto del mondo dei trasporti sull’ambiente è notevole, il Ministero dell’Ambiente cosa sta facendo per favorire una transizione/trasformazione dell’attuale modello dei trasporti verso una sistema di mobilità più sostenibile? Quali sono le misure che il Governo sta mettendo in campo in questa direzione?

Nel 2015 il Ministero dell’Ambiente ha approvato la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici. A maggio 2016 è stata avviata l’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici per dare impulso e attuazione alla Strategia, attraverso l’individuazione delle azioni prioritarie in materia di adattamento per settori chiave, tra cui i trasporti, ma anche per fornire indicazioni per migliorare lo sfruttamento delle eventuali opportunità e favorire il coordinamento delle azioni. Adattare per tempo il nostro territorio non significa solo scongiurare costi umani e naturali molto pesanti, ma anche renderlo più resiliente e competitivo sotto il profilo economico. Il 31 ottobre si è conclusa questa fase di consultazione e, anche alla luce di quanto dicevo prima, numerosa è stata la partecipazione e tante le osservazioni formulate per migliorare e rendere più efficaci le azioni. Un altro elemento su cui il Governo sta puntando in maniera decisa è la Strategia Energetica Nazionale 2017 che è stata adottata lo scorso 10 novembre. Fra i target previsti dalla Strategia vi è la promozione della mobilità sostenibile e dei servizi di mobilità condivisa. La Strategia costituisce un impulso per la realizzazione di importanti investimenti con una dotazione complessiva pari a 175 miliardi di euro, di cui 30 miliardi di euro per reti ed infrastrutture gas ed elettriche. Sul fronte della mobilità sostenibile, in ultimo, il Ministero dell’Ambiente ha destinato 80 milioni di euro per finanziare progetti di mobilità sostenibile nei comuni con popolazione superiore a 100mila abitanti. Complessivamente verranno finanziati 82 interventi e, tra i comuni beneficiari, figurano città come Roma, Milano e Venezia.

Secondo lei sulle questioni ambientali, cosa può fare il modo associazionistico più della politica?

Il ruolo delle associazioni è fondamentale per la tutela dell’ambiente, tanto è vero che il loro ruolo è stato più volte riconosciuto anche dalle norme, in particolare nei giudizi per danno ambientale e con la possibilità, per quelle riconosciute a livello nazionale dal Ministero dell’Ambiente, di ricorrere in sede amministrativa contro i provvedimenti degli anti locali. È quindi evidente come il loro lavoro sia vitale per guidare e stimolare il mondo politico e le istituzioni sulle questioni ambientali, vista la capacità di mobilitazione e partecipazione diretta dei cittadini e la loro conoscenza diretta delle problematiche principali del territorio, sul quale esercitano quello che definirei un vero e proprio monitoraggio sociale. Per questo, la collaborazione tra associazioni e politica va resa sempre più stretta, creando reti di relazioni stabili che consentano una sempre più reale partecipazione e comprensione di quello che accade sui territori. Da sottolineare anche il ruolo dell’associazionismo per quanto riguarda l’educazione ambientale, sulla quale è stato fatto un grandissimo lavoro nelle scuole, e penso ai tantissimi progetti attivati nella mia regione, Il Veneto, e a come questi abbiano posto le basi per l’introduzione della materia nei programmi scolastici, ancora una volta anticipando e stimolando quelle che devono essere le politiche locali e nazionali.

Energie alternative e carburanti alternativi a buon prezzo? Secondo lei è possibile coniugare il rispetto delle ambiente con lo sviluppo dei business delle aziende?

Favorire le fonti di energia sostenibili, quindi in primo luogo i carburanti cosiddetti alternativi è una linea su cui già da tempo si è orientata la Commissione Europea, con una Direttiva specifica del 2014, che è stata recepita nei mesi scorsi anche nel nostro paese, in particolare con l’impegno verso la creazione di un’infrastruttura nazionale per i combustibili alternativi (DAFI). In particolare, si punta a sviluppare i mercati del biofuel, del gas naturale compresso, del Gnl e dell’elettricità nel settore dei trasporti, con obiettivi vincolanti che porteranno a una maggiore presenza di punti di rifornimento nel paese e ad un conseguente abbattimento dei prezzi. Per rendere economicamente sostenibile un modello basato su queste fonti energetiche è infatti fondamentale ridurre il loro costo e sostenere gli incentivi ad esse legati, tra i quali è già presente la possibilità per le Regioni di rendere esenti da bollo i mezzi alimentati con alcuni di questi carburanti, ma in primo luogo serve la diffusione capillare in tutto il paese delle strutture necessarie alla loro circolazione su strada, e penso in particolare alle Regioni del Mezzogiorno, dove dal punto di vista ambientale sarebbe essenziale rendere “pulito” l’attuale traffico di merci su gomma. Sono da sviluppare assolutamente anche gli incentivi alla circolazione, come è stato fatto da tempo in altri paesi, in particolare del Nord Europa, in cui oltre all’abbattimento della tassazione i mezzi che usano carburanti sostenibili dispongono di corsie preferenziali in città e strade extraurbane, ma soprattutto del trasporto gratuito su traghetti e navi.

L’utilizzo del Gas Naturale Liquido nel settore trasporti è una realtà: il Governo sta dialogando con le imprese per raggiungere insieme gli standard ambientali voluti dall’Europa?

La Strategia Energetica Nazionale definisce le misure per raggiungere i traguardi di crescita sostenibile stabiliti con l’accordo di Parigi, contribuendo in particolare agli obiettivi di decarbonizzazione dell’economia e lotta ai cambiamenti climatici. Integrazione e differenziazione delle fonti di approvvigionamento energetico sono un valido sostegno non solo alla tutela dell’ambiente ma anche all’economicità, in quanto contribuiscono in maniera significativa alla riduzione dei costi e della spesa. La SEN è il risultato di un processo articolato e condiviso durato un anno che ha coinvolto, fin dalla fase istruttoria, organismi pubblici operanti in materia di energia, operatori delle reti di trasporto di elettricità e gas e i più qualificati esperti del settore energetico nazionale. Nella fase preliminare sono state svolte due audizioni parlamentari, riunioni coi gruppi parlamentari, con le amministrazioni dello Stato e le Regioni. La proposta di Strategia è stata quindi posta in consultazione pubblica per tre mesi e si è registrata grande partecipazione e interesse: oltre 250 le associazioni, imprese e organismi pubblici, cittadini ed esperti del mondo della ricerca che hanno formulato osservazioni e proposte per un totale di 838 contributi tematici, presentati nel corso di un’audizione parlamentare delle Commissioni congiunte Attività Produttive e Ambiente di Camera e Senato. Ma il lavoro non si esaurisce qui. Il tema dell’energia è trasversale e  necessita di una decisa azione di coordinamento tra i vari soggetti (Amministrazioni centrali, Regioni, università, associazioni, imprese). Sarà necessario integrare le politiche energetiche con quelle di altri settori ed è proprio per questo che il Governo ha previsto l’istituzione di una cabina di regia per il monitoraggio dell’attuazione della Strategia Energetica Nazionale, costituita oltre che dal Ministero dell’Ambiente, anche dal Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, Ministero dell’Economia e Finanza, con la rappresentanza delle Regioni e con il periodico coinvolgimento degli enti locali, degli stakeholder e delle parti sociali. La SEN, proprio per queste ragioni, non va considerata un punto di arrivo ma di partenza. Essa pone obiettivi ambiziosi e per raggiungerli servono sì politiche pubbliche efficienti ma soprattutto azioni concrete tutti i giorni: responsabilizzare i cittadini, le associazioni di categoria e gli operatori economici nelle loro scelte di consumo verso un utilizzo consapevole delle fonti energetiche è essenziale. La SEN è una scommessa sul futuro energetico del Paese, l’energia per vincerla non ci manca.

4 Novembre a Redipuglia per Festa dell’Unità Nazionale e Forze Armate

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In occasione del 4 Novembre sono stata al sacrario militare di Redipuglia per celebrare l’impegno insostituibile di tante donne e uomini che ogni giorno lavorano per garantire a tutti pace, democrazia ed esercizio dei diritti civili, ecco le parole che ho rivolto a tutti i presenti.

Buongiorno alle autorità istituzionali, militari, religiose e civili, buon giorno a tutti i cittadini presenti oggi e un saluto speciale anche ai ragazzi delle scuole qui presenti, qui in questo sacrario.

Sì, sacrario, luogo in cui lo Stato conserva, beatifica chi è morto per lui, onora chi ha dato la vita per la collettività. Così, in tutto il mondo, architetti e artisti cercano di rendere energica l’immagine della forza che sta nel sacrificio compiuto per tutti.

Qui, questa solenne scalinata ci porta in alto, collega direttamente terra e cielo, ci mette in comunicazione con chi si è sacrificato e quando giungiamo in cima siamo nell’azzurro e questo azzurro pulisce gli stivali dal fango delle trincee, pulisce le divise dalla polvere da sparo, pulisce i volti dalla fuliggine dei fuochi e ci restituisce occhi che ci guardano, pieni, dolci, sicuri, affettuosi.

Ma, sacrario, nell’etimo, nella sua derivazione latina, nelle sue radici ha anche un grande valore d’intimità, un valore che risiede nel ricordo e nella preghiera.

Allora, chiudendo gli occhi per pregare, sentiamo la presenza di tutti coloro che riposano qua, i sorrisi con cui hanno salutato la famiglia, con un gesto di affetto rivolto ai cari, al momento di partire, al momento di andare al fronte per l’Italia, provenendo da tutti gli angoli del Paese, nessuno escluso.

A questi volti piano piano si sovrappongono i volti di oggi, al fango delle trincee il fango delle alluvioni, alla polvere da sparo la polvere dei terremoti, alla fuliggine dei fuochi il fumo degli incendi dei boschi, alle guardie di notte sorvegliando il nemico, la salvaguardia delle nostre città, delle nostre chiese e ancora la sabbia dei deserti di posti lontani dove difendere quelli che nessuno difende, di un Oriente lontano e pure così vicino, nei monti d’Afghanistan, nelle sabbie del Libano, nelle savane del Mali e in tanti, tanti luoghi dove le nostre Forze Armate si sono guadagnate e si guadagnano il rispetto di tutti.

Il 4 novembre è una data ricca di significato perché rappresenta l’unità di un popolo che si riconobbe in una storia comune e negli ideali civili e religiosi della nostra Italia. Fu quello il momento in cui un paese distrutto e una comunità lacerata dall’odio si risollevarono dimostrando un encomiabile coraggio e portando a compimento i valori della pace e della giustizia.

Un recente studio statunitense, rimbalzato poi in Gran Bretagna, ha analizzato il lavoro e il peso del contributo delle forze armate dei Paesi della NATO e dell’Unione Europea.

Da questo studio è emerso che le migliori sono le Forze Armate italiane, che il loro peso nelle coalizioni è determinante. I britannici hanno intitolato lo studio così “Il maestro militare dell’Europa: l’Italia”!

Lo studio ha evidenziato l’enorme capacità degli Ufficiali, dei Sottufficiali, dei Soldati italiani di essere Forza Armata nei teatri di guerra, nelle emergenze internazionali, nella tutela della pace. Dobbiamo esserne orgogliosi io, per prima, ne sono orgogliosa.

Essi rappresentano un esempio fondamentale di quell’etica della responsabilità che fu un valore fondante della nostra Repubblica e che deve guidare l’agire di ogni cittadino, soprattutto di chi è chiamato a rappresentare le istituzioni.

Siamo un popolo forte con un patrimonio di valori importanti da difendere. Da essi, dalla nostra Storia e dal grande capitale umano delle Forze Armate possiamo trarre la fiducia di vivere un futuro di pace, libertà e democrazia.

Dunque, da questa imponente scalinata che va verso l’azzurro del cielo deve provenire un ringraziamento solenne, vero, sincero alle nostre Forze Armate che costituiscono una delle colonne portanti del nostro Paese, ai militari di ogni ordine e grado qui partecipi, che rappresentano idealmente tutti i militari italiani passati e presenti: GRAZIE.

VIVA LE FORZE ARMATE, VIVA LA DEMOCRAZIA, VIVA L’ITALIA

 

 

 

 

ITALIA PRIMA IN UE PER LA LEGISLAZIONE SU ACQUISTI VERDI

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“L’Italia è al primo posto in Europa dal punto di vista della legislazione in materia di acquisti verdi. Abbiamo quindi a disposizione un potente strumento di politica ambientale e un vettore di cambiamento fondamentale, che fa della Pubblica Amministrazione un driver capace di valorizzare la Green Economy, producendo valore economico ambientalmente e socialmente sostenibile”.

Lo ha ha dichiarato Barbara Degani, Sottosegretario all’Ambiente, intervenendo all’apertura del XI edizione del Forum CompraVerde-BuyGreen 2017, in corso fino a domani a Roma.

“L’impegno del Ministero dell’Ambiente e delle istituzioni coinvolte nel processo di cambiamento è ora quello di creare le condizioni per un’ampia e diffusa implementazione del Green Public Procurement – ha aggiunto Degani -. Per farlo intendiamo agire sui piani della comunicazione e della formazione rivolta alle Pubbliche Amministrazioni e agli operatori economici, mettendo in comune le buone pratiche migliori emerse nei territori e attivando un Osservatorio permanente sul GPP che coinvolga tutti gli attori del settore”.

NELLA GIORNATA PER LA CUSTODIA DEL CREATO, PAPA FRANCESCO LANCIA UN GRIDO DI ALLARME AI POTENTI

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Il grido di allarme lanciato oggi da Papa Francesco e dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo in occasione della Giornata per la custodia del Creato non cada nel vuoto inascoltato.

Le loro parole accorate sono di quelle che lasciano il segno: la Terra -dicono- è stata maltratta dall’insaziabile desiderio umano di manipolare e controllare le limitate risorse del pianeta e trarre profitti illimitati dal mercato. Ciò ha portato a spezzare i delicati ed equilibrati ecosistemi del mondo determinando conseguenze drammatiche soprattutto per le persone più vulnerabili.

Per cambiare la nostra relazione con il mondo e con il prossimo c’è bisogno, quindi, di un esame di coscienza e di un’assunzione di responsabilità. Da parte di tutti ma soprattutto di chi -come affermano le due guide spirituali- occupa una posizione di rilievo in ambito sociale, economico, politico e culturale.

Indubbiamente, queste parole, rendendo ancora più manifesta la gravità della situazione ambientale globale, colpiscono in maniera forte le nostre coscienze e ci devono indurre a prestare il massimo ascolto alla voce di chi soffre a causa degli sconvolgimenti ambientali. La siccità che ha colpito l’Italia durante questa estate così come gli uragani e le alluvioni che si sono abbattuti in tante parti del mondo sono segni evidenti che è giunto il momento di prendere coscienza del rischio dei nostri irrazionali comportamenti, accelerando sulla via del contrasto al cambiamento climatico per abbracciare uno sviluppo quanto più possibile eco-compatibile.

Dal messaggio di Papa Francesco e del Patriarca Ecumenico Bartolomeo si evince che è il pianeta stesso a gridare. Non ascoltarlo significa rimanere indifferenti di fronte alla sofferenza di tutte le creature viventi.

TRA ARTE, NATURA E BELLEZZA. L’INAUGURAZIONE DEL FESTIVAL CINEMATOGRAFICO DEL GRAN PARADISO

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Il Festival Cinematografico del Gran Paradiso, dedicato al cinema naturalistico, è una bellissima manifestazione, che unisce la forza del cinema e delle immagini con le meraviglie della natura e la scoperta della sua magia.

Ho uno splendido ricordo della mia partecipazione alla scorsa edizione e quest’anno ho deciso di tornare qui, nel bellissimo Parco del Gran Paradiso perché l’edizione di quest’anno del Festival è dedicata ad un tema a me particolarmente caro: la scelta.
Esso riguarda, secondo me, il modo in cui noi, uomini del nostro tempo, ci confrontiamo con la nostra vita, con gli altri esseri viventi e con la Terra, verso cui dovremmo avere certamente maggior cura e rispetto.

D’altro canto, è lo stesso Papa Francesco, nella sua enciclica “Laudato si’”, a ricordarci che l’umanità ha “saccheggiato” troppo a lungo il pianeta ed ora c’è bisogno di una “conversione ecologica”, per ritrovare il giusto rapporto di integrità e fratellanza con la natura.

Occupandomi di ambiente tutti i giorni non posso che condividere l’idea che ogni minimo comportamento individuale contribuisca a co-determinare l’esito generale e che quindi la singola scelta individuale -ad esempio su cosa mangiare, come muoversi, cosa fare dei propri rifiuti, etc- possa essere importante in termini di equilibrio Uomo-Natura.
E’ per questa ragione che ho accettato con piacere l’invito al GPFF, convinta che sia molto intelligente utilizzare uno strumento di comunicazione potente e affascinante come il cinema per ragionare insieme sull’importanza di preservare le meraviglie del Creato, sensibilizzando il pubblico al rispetto dell’ambiente.

Credo infatti che la bellezza e la potenza delle immagini dei film in concorso, assieme al potere attrattivo di un evento mediaticamente così coinvolgente come un Festival, potranno fare molto per attirare l’attenzione sull’ambiente e sull’urgenza di orientare i nostri stili di vita in un senso più sostenibile.

 

LA RIFORMA DELLA LEGGE SUI PARCHI

Trovandomi in questa cornice ideale del Parco Nazionale del Gran Paradiso, vorrei dedicare alcune brevi riflessioni al tema del DDL Parchi, attualmente all’esame del Parlamento.

Noi italiani siamo fortunati: viviamo in un Paese meraviglioso, dal punto di vista storico-culturale e naturalistico. La sfida che abbiamo di fronte è quella di riuscire a valorizzare tutta questa ricchezza, questo patrimonio straordinario che molti paesi europei ci invidiano e che abbiamo l’obbligo di preservare per le generazioni future. L’insieme delle 871 delle aree protette raggiunge una superficie pari al 10,5% del territorio nazionale, per un totale di oltre 3milioni di ettari a terra, 2.850.000 ettari a mare e 658 chilometri di coste. A queste aree vanno aggiunti anche gli oltre 2500 siti della rete “Natura 2000”, che coprono complessivamente circa il 19% del territorio terrestre nazionale e quasi il 4% di quello marino .

Si tratta di un tesoro che si è andato accumulando nel tempo, a partire dagli anni ’20 del ‘900, fondato su presupposti diversi da quelli odierni. Qui ne abbiamo una testimonianza esemplare, con il Parco del Gran Paradiso istituito nel 1922 con un regio decreto con finalità fortemente protezionistiche senza il consenso delle popolazioni. Il risultato è che per tanti decenni il Parco è stato visto dagli abitanti come un vincolo imposto, un limite alle loro attività agricole e zootecniche. A partire dal 1980, però, con l’apertura del primo centro visita a Noasca, è iniziata un’inversione di tendenza dell’atteggiamento dei residenti che sempre più si sono resi conto dell’importanza del capitale naturale del Parco, generatore di ricchezza attraverso il turismo ed altre attività del terziario.

L’idea di un parco come territorio da recintare e isolare per preservarlo “indisturbato” è stata quindi superata e oggi bisogna considerare che nel territorio protetto convivono interessi nazionali e locali, ambientali, naturalistici e paesaggistici, scientifici, produttivi, pubblici e privati, in una gerarchia che vede comunque al primo posto l’interesse ambientale.

I Parchi sono stati quindi, negli ultimi anni, al centro di una grande riflessione comune, che ha prodotto una legge di riforma attualmente in Parlamento, all’esame del Senato, dopo aver avuto già l’approvazione da parte della Camera.
Grazie a questo disegno di legge (“Modifiche alla legge 6 dicembre 1991, n. 394, e ulteriori disposizioni in materia di aree protette”), i Parchi nazionali, quelli regionali e le aree marine protette potranno fare un decisivo salto di qualità, in termini di valorizzazione, gestione della governance, risorse a disposizione, etc.

L’obiettivo della riforma è rendere infatti le aree protette un modello di sviluppo per l’intero Paese, coniugando la tutela e la valorizzazione del territorio e della biodiversità con la buona economia, sostenibile e a misura d’uomo.

Tra le innovazioni più qualificanti del testo attualmente in esame ci sono :
– la reintroduzione del piano triennale di programmazione finanziato con 30 milioni di euro per i prossimi tre anni;
– il divieto di nuove trivellazioni petrolifere nei parchi;
– l’inasprimento delle sanzioni per illeciti compiuti nei parchi;
– misure volte ad una maggiore tutela della biodiversità e della gestione della fauna;
– l’efficientamento del sistema di governance, relativamente alla nomina di presidenti e direttori generali e all’ingresso nei consigli direttivi degli enti parco nazionali di una quota di rappresentanza delle associazioni scientifiche, degli agricoltori o dei pescatori, per orientare le attività economiche locali verso la sostenibilità;
– la rappresentanza di genere negli organi di governo: una misura importante per riequilibrare la presenza femminile, considerando che oggi nei 23 Parchi nazionali solo un presidente e due direttori sono donne, mentre su 230 membri dei consigli direttivi solo 14 sono donne, appena il 6%;
– l’ottimizzazione di un sistema di royalties che mira a trarre valore economico dall’utilizzo privato delle risorse a beneficio della collettività (royalties su attività di imbottigliamento delle acque minerali ed estrazione di idrocarburi).

Le aree protette possono diventare inoltre luoghi di sperimentazione di innovative attività economiche ecocompatibili. Penso, ad esempio, alle sinergie che possono attivarsi tra progetti di agroeconomia e bioedilizia, in un’ottica di economia circolare. L’idea è quella di riutilizzare gli scarti delle coltivazioni sostenibili come materiali da costruzione organici. Penso, inoltre, alle attività socio-educative rivolte ai più giovani, all’artigianato rurale di qualità, alla valorizzazione delle tipicità enogastronomiche locali o al turismo natura.

Quest’ultimo in particolare può divenire un fattore importante di benessere, capace di coniugare tutela del territorio e sviluppo. Il turismo natura (escursionismo, trekking, cicloturismo), caratterizzato da un  turista che è un consumatore di aree verdi e la cui motivazione principale alla vacanza è costituita dal godimento della natura e delle culture tradizionali, registra una crescita significativa in tutto il mondo, e non a caso il 2017 è stato dichiarato dall’ONU Anno Internazionale del Turismo Sostenibile.

In Italia, le strutture ricettive ufficiali dei parchi nazionali e regionali, distribuite in più di 500 comuni, hanno registrato -secondo i dati più recenti a disposizione (2015)- più di 104 milioni di presenze, tra italiani e stranieri (dati ISTAT pubblicati nel 13° Rapporto Turismo Natura ). Per fare un esempio vicino a noi, basti dire che, secondo l’Atlante socio-economico delle aree protette italiane a cura del Ministero dell’Ambiente e Unioncamere, il Parco del Gran Paradiso accoglie ogni anno più di 300.000 turisti, avendo una popolazione residente inferiore alle 7.000 unità .

Incentivare il turismo ambientale significa allora creare valore e al contempo abituare le giovani generazioni all’amore per la natura, radicando sempre più nella mentalità, nell’atteggiamento e nell’agire degli operatori e dei fruitori il rispetto della natura quale condizione necessaria per assicurare nel tempo la redditività delle attività turistiche e la continuità del turismo stesso.

Sono convinta dunque che dal dialogo costruttivo tra istituzioni e comunità locali, associazioni, tecnici e amministratori dei parchi, possa davvero nascere un rilancio di tutte le aree protette, patrimonio imprescindibile di natura, bellezza e vita, di cui tutti dobbiamo sentirci orgogliosi e della cui tutela tutti dobbiamo sentirci responsabili, nell’interesse nostro e dei cittadini di domani.