PRESENTAZIONE DI “PULIAMO IL MONDO” CON LEGAMBIENTE

legambiente

 

il 23, 24, 25 settembre torna in tutta Italia la grande iniziativa di volontariato ambientale

organizzata da Legambiente in collaborazione con la Rai

Per liberare dai rifiuti e dalle barriere le nostre città

 

L’edizione di quest’anno sarà dedicata all’integrazione e all’abbattimento delle barriere

Perché un mondo diverso è possibile solo se lo si costruisce tutti insieme

 

Tanti gli eventi in tutta Italia: da Torino, luogo simbolo di questa edizione, a Roma passando per Milano, Napoli e Trani, per combattere insieme il degrado e contribuire a spazi urbani più sostenibili, puliti e inclusivi

La campagna di Puliamo il Mondo 2016 è stata presentata oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa nella sede Rai di Viale Mazzini, che ha visto la partecipazione di Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, Barbara Degani, Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente, Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati e presidente onorario di Legambiente e Carlo De Blasio, Capo Redattore della TGR Piemonte. Nell’occasione questa mattina è stato presentato anche il nuovo originale spot della campagna realizzato dalla Rai.

“Pulire il Mondo oggi, grazie a questa iniziativa di Legambiente, assume tanti significati. – dichiara Barbara Degani Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente – Chi vuole bene all’ambiente ha a cuore anche il prossimo e come obiettivo primario migliorare il mondo in cui vive. Usare mezzi sostenibili, rispettare la differenziata, e attuare tutti quei comportamenti che migliorano l’ambiente significa migliorare la vita di tutti. Noi stiamo agendo in tantissime direzioni per cercare di “pulire” almeno l’Italia e a questoproposito voglio fare due  esempi concreti: in primo luogo attraverso un bando che mette a disposizione 35 mln di euro, stiamo invitando le città a ripensarsi a ridisegnare la rete infrastrutturale e rendere più facile l’utilizzo di mezzi sostenibili nel quotidiano alle famiglie e ai lavoratori. Con il Progetto dell’ educazione ambientale invece, dopo aver riscritto assieme al Miur le Linee Guida,  stiamo lavorando alla formazione dei formatori attraverso la condivisione dei fondi del Pon istruzione. Abbiamo però ancora bisogno del grande supporto delle Associazioni come Legambiente che fino ad oggi hanno contribuito alla realizzazione di questo disegno, con il loro impegno capillare sul territorio, perché la comunicazione battente e un’attività costante alla fine producono  grandi risultati in termini di consapevolezza e sensibilizzazione per cambiare il nostro stile di vita”.

DEGANI INAUGURA COSMOBIKE SHOW LA FIERA DELLA BICICLETTA

INAUGURAZIONE COSMO BIKE

 

“Sono onorata di inaugurare questa bellissima e importante manifestazione per la seconda volta. La bicicletta è sempre più un mezzo trainante per ambiente, economia, turismo e salute. Bisognerà sempre più lavorare a tutto tondo progettando grandi infrastrutture in grado di favorire la mobilità sostenibile incentivando i percorsi casa – scuola e casa- ufficio in bicicletta per avvicinarci sensibilmente agli standard del nord Europa ( l’80% contro il nostro 5%).

Sono altresì felice di premiare l’Alpe Adria votata come la più bella ciclovia del 2016 consegnando questo riconoscimento nelle mani della Presidente Debora Serracchiani, perchè è un esempio eccellente di recupero di una ferrovia dismessa e di un’opera costante di manutenzione di un’arteria verde di respiro europeo”.

 

A ROMA IL BOSCO CULTURALE DELL’AUSTRIA

bosco culturale austria

 

Con il Bosco Culturale itinerante, Austria Turismo vuole ripercorrere la storia di successo del Padiglione Austriaco “breathe austria” ad Expo Milano 2015, che è stato uno dei più visitati dal pubblico e premiati dagli esperti dell’esposizione mondiale. “airship” Bosco Culturale Itinerante è un prototipo unico al mondo, nato da uno scambio intenso di idee tra il collettivo di architetti, designer e tecnici di breathe.earth.collective e Austria Turismo. Uno spazio di microclima e di respiro, che rappresenta una nuova tipologia mobile e temporanea di “area verde urbana”, un luogo dove ritemprarsi e “staccare la spina” anche per pochi minuti, un’unità ibrida di vegetazione boschiva e design contemporaneo, che fa vivere natura e cultura con tutti i sensi percettivi.

A Roma in Piazza San Silvestro si è svolta l’inaugurazione alla presenza di Barbara Degani, Michael Strasser direttore dell’Ente Turismo Austriaco  e la vice ambasciatrice d’Austria.

4K ENDURANCE TRAIL VALLE D’AOSTA: NATURA E SPORT

4K VALLE D'AOSTA
IITALO CERISE BARBARA DEGANi E AURELIO MARGUERETTAZ

 

“Il 4K è una grande novità nel panorama dei trail italiani e internazionali, e quindi sono davvero felice di essere qui, a testimoniare l’attenzione del Ministero dell’Ambiente della tutela del Territorio e del Mare nei confronti di un appuntamento sportivo che si dimostra particolarmente attento all’ambiente.

Sempre più i grandi eventi sono infatti attenti al proprio impatto ambientale.
Siamo molto orgogliosi come Governo italiano del percorso avviato in questo senso a Milano in occasione dell’EXPO, perché abbiamo avuto l’opportunità di lanciare, su scala internazionale un messaggio importante di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e del contrasto ai cambiamenti climatici.

Questa eperienza è servita perché ha fatto maturare una sensibilità diffusa verso i temi del corretto utilizzo delle risorse e del loro valore anche in termini ambientali.
Pochissimi mesi fa il successo di Ride Green, che ha reso più ecosostenibile una manifestazione come il Giro d’Italia ne è stata un’ulteriore prova e sono felice che io stessa sono stata testimone del successo di aver inaugurato questa buona pratica che spero potrà rinnovarsi anche nei prossimi anni.

Voglio in ultimo ricordare come la Carta di Cortina per ridurre l’impatto ambientale delle manifestazioni sportive, sottoscritta da governo e realtà locali è stata parte integrante del dossier per la candidatura e l’attribuzione dell’organizzazione dei mondiali di sci 2012 a Cortina.

Inoltre voglio sottolineare che Sport e ambiente vanno sempre più di pari passo nel senso che spesso e volentieri chi è sportivo è forse più consapevole dell’importanza dell’ambiente e ne ha un maggior rispetto e attenzione.

Chi partecipa a 4K ancor di più perché vivrà una sfida incredibile a contatto con la natura

Questi sono i motivi per i quali ho deciso quest’oggi di prendere parte all’avvio della 4k proprio perché le gare di questo tipo, soprattutto quando si svolgono su un territorio di particolare pregio come quello che ci circonda, sono a mio parere simboliche perché rappresentano la fusione dell’uomo con l’ambiente e con il paesaggio che attraversa.

Progetti come “4K Eco”, che state mettendo in campo nell’ambito della gestione sostenibile dei rifiuti prodotti nell’ambito dell’intera manifestazione, hanno il nostro completo appoggio. Tutti vogliamo che questo territorio continui ad essere la meraviglia che in tanti ci invidiano: ridurre l’impatto ambientale delle attività dell’uomo non deve essere più una scelta ma un dovere in qualsiasi ambito. È per questo motivo che oggi, qui a Cogne, si lancia anche una sfida importante: si può valorizzare il nostro territorio rispettandolo e vivendolo a pieno come hanno fatto e faranno tutti coloro che sono coinvolti nella gara, dagli organizzatori agli atleti, dai membri dello staff agli spettatori”.

Così Barbara Degani per l’inaugurazione di questo evento che ha visto più di 800 partecipanti correre 350 km con 25000 metri di dislivello.

 

SAMMONTANA E LA SVOLTA GREEN DEL BARATTOLINO

svolta green sammontana

 

“E’ per me motivo di grande soddisfazione testimoniare l’impegno da parte di un’azienda ad iniziare un percorso virtuoso e improntato al rispetto dell’ambiente come accade oggi qui in Sammontana. Una famiglia di imprenditori, che ha creato un marchio tra i più conosciuti e distribuiti nel mercato del gelato industriale, ha deciso di promuovere iniziative ed impegni volontari che si pongono in linea con le politiche governative nell’ambito del Protocollo di Kyoto e del “Pacchetto Clima-Energia” dell’Unione Europea, adottando un approccio di gestione integrato di analisi delle performance ambientali dei suoi prodotti, per definire così un innovativo sistema di “Sviluppo Sostenibile” unico attualmente nel settore della produzione di gelati. La Cop 21 di Parigi ha sicuramente dato un segnale molto forte sulla necessità di cambiamento e ha messo ognuno di noi di fronte alle proprie responsabilità: e oggi questa azienda italiana ha voluto cogliere questo segnale intraprendendo volontariamente un percorso di autoregolamentazione che rivoluzionerà sia la fase di produzione che di distribuzione del prodotto. Accadimenti come questo rappresentano anche per noi un momento di comunicazione importante per sensibilizzare un numero sempre maggiore di aziende italiane a operare una svolta green, adeguandosi a quelli che dovranno essere i modelli di sviluppo futuri che interesseranno l’intero ciclo di vita dei prodotti.”

 

Così Barbara Degani Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente alla firma del protocollo volontario Sammontana.

 

PREMIO VIVERE A SPRECO ZERO

SPRECO ZERO

 

“La nostra grande sfida è far coesistere la sostenibilità ambientale con la crescita economica. In un mondo in cui il Capitale naturale e le risorse sono limitate il loro spreco è un limite, una preoccupazione economica ma ancor di più una questione ambientale. L’incremento dei consumi globali e dello spreco mettono sotto pressione gli ecosistemi in cui viviamo. In questo scenario la prevenzione e la riduzione degli sprechi, in primis quelli alimentari, che portiamo avanti con il progetto Reduce, devono diventare quindi l’imperativo del nostro vivere quotidiano”.

 

SPRECO ZERO 2016: PRESENTATA LA 6^ EDIZIONE DELLA CAMPAGNA EUROPEA DI LAST MINUTE MARKET, PROMOSSA CON IL MINISTERO DELL’AMBIENTE NELL’AMBITO DEL PROGETTO “REDUCE”.

Promuovere e condividere le buone pratiche di prevenzione degli sprechi alimentari adottate sul territorio nazionale da soggetti pubblici e privati, valorizzando le esperienze più rilevanti e favorendone la diffusione e la replicazione sul territorio: questo l’obiettivo del Premio Vivere a Spreco Zero che per l’edizione 2016 prevede tre differenti categorie: Imprese, Amministrazioni Pubbliche e Scuole. La candidatura al Premio per la categoria imprese (sostenuta da Conapi) è aperta a tutte le aziende che vorranno autoproporsi e che negli ultimi 3 anni avranno promosso o sostenuto, all’interno della propria struttura e sul territorio in cui lavorano, misure, azioni o progetti in grado contrastare il fenomeno dello spreco alimentare. Oltre alle autocandidature verranno selezionati alcune imprese tra quelle che aderirono alla Consulta del PINPAS (250 membri appartenenti ad oltre 140 organizzazioni). Per la categoria Amministrazioni Pubbliche la selezione verrà condotta in seno agli oltre 600 firmatari della “Carta Spreco Zero” e tra gli aderenti all’Associazione Sprecozero.net. Nella categoria Scuole (sostenuta da Granarolo) la selezione di iniziative sarà condotta in seno ai 46 enti di formazione dell’associazione Scuola Centrale Formazione che agisce a livello nazionale e internazionale per la formazione professionale e transizione al lavoro, con circa 20.000 studenti di tutta Italia. Anche i cittadini potranno partecipare per la prima volta al Premio Vivere a Spreco Zero, grazie al nuovo contest #sprecozero in 140 caratteri una categoria che apre il Premio all’impegno personale, alle esperienze, alle pratiche sedimentate nel tempo o apprese grazie alla crescente sensibilizzazione sul tema. Ma anche a considerazioni, riflessioni estemporanee, foto-commenti, quote … Insomma, una categoria per condividere la questione della prevenzione e riduzione degli sprechi alimentari, facendone elemento di crescita sociale e di impegno comune. Saranno presi in considerazione tutti i tweet con #sprecozero #contest inviati fra il 15 settembre e il 15 ottobre 2016 I 20 tweet più interessanti secondo la Giuria 2016 del Premio saranno pubblicati sul sito della campagna e dei partner di riferimento. Fra questi sarà scelto il tweet vincitore, che porterà in dote al suo ideatore una fornitura di prodotti agroalimentari.

SPRECO ZERO, LE INIZIATIVE: I PICCOLI OSCAR DELLA SOSTENIBILITA’ IN ITALIA, A PAOLO RUMIZ E MORENO CEDRONI IL PREMIO VIVERE A SPRECO ZERO “TESTIMONIAL” 2016.

Spreco Zero 2016 propone molti dati, ma anche e soprattutto le buone pratiche con la 3^ edizione del Premio Vivere a Spreco Zero, i piccoli “Oscar” della sostenibilita’. Allo scrittore e giornalista Paolo Rumiz e allo chef Moreno Cedroni va innanzitutto il Premio Vivere a Spreco zero nella categoria Testimonial: saranno loro la guida individuata dalla campagna per un 2016 nel segno di un approccio e di un passo sostenibile nell’impronta che quotidianamente lasciamo viaggiando sul pianeta e nel segno della prevenzione dello spreco di cibo con i nostri comportamenti fra la dispensa, il frigo e la cucina.

 

RAPPORTO RIFIUTI SPECIALI ISPRA

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Secondo i dati forniti dal Rapporto Rifiuti Speciali – Edizione 2016, realizzato da ISPRA, nel 2014 la produzione nazionale di rifiuti speciali si attesta a circa 130,6 milioni di tonnellate. Tra il 2013 ed il 2014, si rileva un decisivo aumento nella produzione totale di rifiuti speciali pari a oltre 6,1 milioni di tonnellate, e in termini percentuali al 5%.

Nel 2014, il maggior contributo alla produzione complessiva dei rifiuti speciali è dato dal settore delle costruzioni e demolizioni, con una percentuale pari al 39,7% del totale. le attività manifatturiere contribuiscono complessivamente per il 20,5% mentre la restante parte è coperta da rifiuti provenienti da attività di trattamento di rifiuti e attività di risanamento o da altre attività economiche.

I maggiori valori di produzione totale dei rifiuti speciali, tenuto conto delle dimensioni territoriali e della distribuzione del tessuto produttivo, si concentrano nel nord Italia con quasi 78,2 milioni di tonnellate (60% circa del dato complessivo nazionale). La produzione del Centro si attesta a oltre 23,4 milioni di tonnellate (17,9% del totale nazionale), mentre quella del Sud a quasi 29 milioni di tonnellate (22,2%).

Nel 2014 i rifiuti speciali gestiti in Italia sono 133,8 milioni di tonnellate, di cui 125,4 milioni di tonnellate (94%) sono non pericolosi e i restanti 8,3 milioni di tonnellate (6%) sono pericolosi.

Nel complesso, nel 2014, i rifiuti speciali sottoposti ad operazioni di recupero di materia ed energia sono pari a 85,5 milioni di tonnellate mentre quelli avviati ad operazioni di smaltimento, sono circa 32,9 milioni di tonnellate.

RIFLESSIONI

La crescita della produzione dei rifiuti speciali, imputabile quasi esclusivamente alle attività produttive, dimostra una ripresa, seppur modesta, dell’economia italiana con un aumento della produzione.

Il numero complessivo dei rifiuti speciali prodotti risulta essere ancora elevato, ne consegue pertanto che si consumano ancora troppe risorse naturali con gravi minacce per l’ambiente. La produzione dei rifiuti è un indicatore che misura l’impoverimento delle risorse naturali, esiste in effetti una stratta correlazione tra la quantità di rifiuti che si producono e la perdita di risorse naturali e l’inquinamento.

Bisogna abbandonare l’approccio tradizionale che ha contraddistinto le economie occidentali del “prendi, produci, consuma e butta” che ha creato una ricchezza enorme ma che ha lasciato una eredità molto pesante: la Terra si sta riscaldando, le specie scompaiono e le risorse da cui dipendiamo stanno diventando sempre più scarse.

Spostarsi verso un’economia circolare può essere la chiave di volta per rompere questi schemi e creare nuovi paradigmi di sviluppo. Invece di un processo lineare che va dall’estrazione alla produzione alla discarica il modello di economia circolare mantiene i materiali e il valore in circolazione all’interno del sistema economico il più a lungo possibile in modo da minimizzare le perdite.

Rivedere le norme sulla gestione dei rifiuti in sinergia con le politiche di prodotto e incentivare lo sviluppo di mercati per le materie prime secondarie: sono questi gli ambiti chiave della “catena del valore” su cui punta la Commissione europea e l’Italia, essenziali per ”chiudere il cerchio” dell’economia circolare.

Occorrono quindi nuove norme in materia di riutilizzo, di sottoprodotti e di riduzione dei rifiuti alla fonte, provvedimenti già in fase di approfondimento nel nostro Ministero anche grazie al prezioso supporto dell’ISPRA.

Occorre lavorare aggiornare e potenziare il Programma Nazionale di Prevenzione dei Rifiuti approvato nel 2013 e contestualmente attuare con decisione le misure previste nei Piani regionali di prevenzione.

In questo momento di transizione l’Italia può recitare un ruolo di protagonista.

Sono infatti sempre più numerose le esperienze di gestione sostenibile dei rifiuti fondate su raccolte differenziate porta a porta, riciclaggio, sistemi di tariffazione puntuale, riuso e politiche locali di prevenzione.

L’Italia e uno dei paesi leader in Europa nel riciclo industriale, con una forte industria di preparazione al riciclo e – soprattutto – con una industria manifatturiera già vocata al riciclo.

L’industria manifatturiera ha una esperienza storica di uso dei maceri e dei cascami in tanti settori (alcuni dei quali, come il cardato tessile, ormai declinati) che ha favorito lo sviluppo di un mercato interno.

Fino a ieri, forse, era mancato in Italia quel fattore sistemico – ad esempio di sostegno pubblico attraverso il green procurement e indirizzi alla ricerca tecnologica – che è invece intervenuto in paesi europei come Germania e Regno Unito.

Proprio per questo abbiamo voluto fortemente inserire nel collegato ambientale l’obbligo per tutte le stazioni appaltanti di inserire i Criteri Ambientali Minimi nella documentazione di gara per acquisto di lampade, alimentatori, pc, stampanti, fotocopiatrici, cartucce, toner, illuminazione, riscaldamento e raffreddamento ecc

L’Italia può essere il capofila in Europa di questo processo di sviluppo innovativo proprio perché può fare tesoro delle esperienze già maturate e della capacità di innovazione dei nostri imprenditori.

Questa è l’occasione migliore che abbiamo per trasformare la nostra società e per generare vantaggi competitivi nuovi e sostenibili per le industrie italiane.

Singolarmente però non ce la possiamo fare, nessuno ce la può fare!, ed è per questo che occorre un Patto tra i cittadini, le istituzioni e le imprese a partire dalle virtuose esperienze positive già presenti nel nostro Paese.

LINK ESTRATTO

GIRO D’ITALIA RIDE GREEN RISULTATI E PREMIAZIONI

 

PREMIATA MODENA DAL DIRETTORE GENERALE RCS E BARBARA DEGANI
PREMIATA MODENA DAL DIRETTORE GENERALE RCS E BARBARA DEGANI

“Voglio esprimere grande soddisfazione per la buona riuscita del Progetto Ride Green legato al Giro d’Italia che Rcs assieme alla cooperativa Erica hanno portato a termine con risultati molto interessanti. Ai Comuni premiati per essersi particolarmente distinti quanto a raccolta differenziata, riciclo e riuso  va anche il mio ringraziamento per il lavoro fatto, ma il vero risultato di questa iniziativa, dal mio punto di vista, sta nell’aver introdotto una buona pratica, un precedente, in una manifestazione sportiva molto popolare come il Giro d’Italia. In tutti i Comuni e le città toccate da questa manifestazione è stato fatto un lavoro che va al di là delle singole tappe, ovvero un’opera di sensibilizzazione che probabilmente raccoglierà i suoi frutti anche in futuro. Ride Green ha fatto capire l’importanza della raccolta differenziata, del riciclo e riuso lavorando assieme, e a fianco degli  enti locali e delle società normalmente preposte a questo compito. Mi auguro che questa iniziativa venga replicata e che a questa se ne aggiungano molte altre, in ambito sportivo e non, utili a farci raggiungere i risultati, i target di raccolta differenziata che ci siamo dati di fronte all’Europa”.

 

 

DEGANI AL SIMPOSIO INTERNAZIONALE WWF

CNEL

 

Nel dicembre scorso nella capitale francese è stato adottato un accordo che rappresenta una grande nuova rivoluzione in quanto l’accordo segna il punto di svolta verso una profonda modifica del modello di sviluppo del pianeta.

Ciò che è accaduto nella capitale francese è destinato a modificare in maniera decisiva e definitiva meccanismi ed equilibri mondiali.

E chi prima si renderà conto appieno del nuovo ciclo epocale che si è aperto, più e meglio degli altri potrà cogliere le enormi opportunità che il nuovo sviluppo, lo sviluppo sostenibile, il mondo de-carbonizzato, offrirà all’economia, alle imprese, al mondo del lavoro.

 

Opportunità che sono già attuali.

Il rapporto mondiale sulla green economy ha confermato che gli investimenti in energie rinnovabili a livello globale nel 2015 hanno stabilito un nuovo record.

Sono stati spesi 329 miliardi di dollari per impianti di energia pulita con una crescita del 4% rispetto al 2014.

Un record ottenuto con il petrolio a prezzi bassissimi a indicare che l’incremento delle fonti di energia rinnovabile non è più legato al costo degli idrocarburi ma è legato a dinamiche diverse, quelle dello sviluppo di un nuovo sistema energetico mondiale sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale e competitivo dal punto di vista economico.

Una tendenza che l’accordo di Parigi rende irreversibile.

 

A Parigi infatti è accaduto quello che in 20 conferenze mondiali sul clima, cominciate negli anni ’90, non si era riusciti a fare: siglare una intesa in cui tutti e 195 i paesi del mondo si impegnano a tagliare le emissioni di gas serra, e cioè a muoversi, nella prospettiva di pochi decenni, verso la un’economia che non usa più combustibili fossili.

Questo dipeso certamente dalla cresciuta la consapevolezza collettiva su questo tema, perché la pressione dell’opinione pubblica sui governi  è stata forte e incisiva.

Questi discorsi valgono per l’occidente, per i regimi democratici, dove esistono libertà di parola e di espressione e i movimenti ecologisti sono attrezzati e agguerriti.

Ma io credo che ci sia stata una spinta più forte e che ha condizionato tutti, in ogni paese, a prescindere dalle condizioni economiche e dai regimi politici e che sia stata la spinta della Terra.

 

Se guardiamo le cronache degli ultimi 5 anni ci accorgiamo che abbiamo vissuto un continuum di sciagure ed eventi estremi e che non vi è stato angolo del pianeta risparmiato da queste devastazioni.

Noi qui in Italia abbiamo assistito negli ultimi anni ad un incremento impressionante per frequenza ed intensità delle sciagure legate al dissesto idrogeologico.

I cambiamenti climatici dopo essere stati per troppo tempo sottovalutati hanno imposto drammaticamente la loro centralità e indotto finalmente quel cambio di marcia e di prospettiva che ha consentito di sbloccare una situazione negoziale che dal protocollo di Kyoto in poi era paralizzata.

Una paralisi che era in primo luogo culturale.

 

L’effetto serra è affrontabile solo se tutti contribuiscono e, soprattutto, se contribuiscono a tagliare i gas serra i maggiori emettitori: Cina e Stati Uniti.

Questo è stato il salto di qualità culturale che ha consentito di arrivare all’accordo di Parigi con un pacchetto di misure nazionali che rappresentano uno sforzo collettivo di tutto il pianeta per affrontare il problema.

Naturalmente esistono responsabilità differenziate e, quindi, impegni differenziati.

Esiste una visione solidale che assegna ai paesi più ricchi l’onere di contribuire allo sviluppo sostenibile dei paesi poveri, con risorse per l’adattamento dei territori più vulnerabili agli eventi estremi, con il trasferimento di tecnologie per consentire, in primo luogo in campo energetico, uno sviluppo sociale ed economico svincolato dall’uso dei combustibili fossili.

Questo è lo snodo economico fondamentale dell’intesa di Parigi.

Questa è la sfida che non è la sfida di domani, ma quella di oggi.

Quella che innesca anche uno sviluppo economico durevole dei territori mondiali maggiormente depressi.

Appare a tutti evidente che la partita dei grandi numeri delle emissioni non si gioca in Europa, ed in generale in occidente.

La partita si gioca in Africa e soprattutto in Asia, ma si gioca con le tecnologie e le risorse occidentali ed europee in particolare.

Il percorso che 195 paesi del mondo hanno delineato a Parigi è una sorta di doppio binario: da un lato vanno ridotte le emissioni, dall’altro va costruito un modello di sviluppo senza le emissioni.

Esistono due terzi degli abitanti del Pianeta che hanno condizioni e qualità di vita di gran lunga peggiori delle nostre.

Questa maggioranza di umanità deve essere messa in condizioni di migliorare la propria qualità di vita.

L’alternativa è una escalation di tensioni internazionali, cui già in parte assistiamo e la crescita esponenziale dei migranti climatici che potrebbero essere nei prossimi anni 250 milioni.

É necessario quindi che l’accordo sul clima sia equo, Papa Francesco ha insistito particolarmente su questo punto nella sua “Laudato Sì” che a mio avviso ha dato la spinta decisiva, la spinta morale e politica più alta e autorevole verso il raggiungimento dell’intesa.

E l’Intesa di Parigi raccoglie in pieno questo aspetto strategico socio-politico.

Sono cento i miliardi di dollari che ogni anno andranno a finanziare lo sviluppo sostenibile dei paesi poveri.

Perché dove c’è bisogno di energia per lo sviluppo del lavoro, delle imprese, dell’agricoltura, per scuole e ospedali, questa energia dev’essere energia pulita.

L’intesa di Parigi segna quindi una via dello sviluppo nuova e diversa, imperniata sul risparmio delle risorse, sull’economia circolare in cui le materie prime non si sprecano più ma si riusano e riciclano, un sistema energetico basato sulle energie rinnovabili che a fine secolo dovrebbero aver totalmente sostituito i combustibili fossili.

Per far ciò è necessaria grande e coesa e costante volontà politica, ma anche grande ricerca tecnologica, grande capacità di esportare e disseminare conoscenze e buone pratiche e di dettare professionalità nuove.

Noi europei siamo stati in questi ultimi anni, e quindi a Parigi, la forza trainante verso un accordo ambizioso che abbiamo definito differenziato, giusto, durevole, dinamico, equilibrato e giuridicamente vincolante.

Ora dobbiamo prepararci ad attuare questo accordo, certamente con politiche nazionali coerenti, che abbiamo già avviato e che conosceranno il loro inquadramento organico nel sistema quadro del collegato ambientale.

Io sono convinta che la parte più attenta, la parte più moderna, la parte che guarda più lontano verso il futuro della società italiana ed europea ha già colto fino in fondo il senso della rivoluzione culturale economica ed “energetica” che è stata avviata e si sta attrezzando per assecondarla e sfruttarne spazi e opportunità.

 

A Parigi è iniziato il futuro.

L’Italia può, vuole e saprà esserne protagonista.